26 Marzo 2020

I medici di famiglia: «Strutture intermedie per non abbandonare i pazienti a casa»

Giuseppe bonaccorsiPurtroppo crescono i morti nella nostra provincia. Due decessi di pazienti Covid-19 si sono registrati ieri all’ ospedale Cannizzaro nelle ultime 48 ore. Si tratta di un 50enne e un 75enne residenti nell’ hinterland etneo e precisamente nel comune di S. Gregorio. Le due vittime non si conoscevano e da un primo esame non hanno alcun collegamento tra loro. Le famiglie sono in quarantena. Entrambe le due vittime erano affette da altre patologie croniche ed erano state ricoverate nei giorni scorsi in Rianimazione con polmonite e insufficienza respiratoria.Nel frattempo la direzione dell’ ospedale delle emergenze fa sapere che si sta procedendo ad effettuare l’ esame del tampone rinofaringeo sul personale dell’ azienda, “anche nelle unità operative nelle quali non si siano registrati casi di positività Covid, nel rispetto dell’ ordinanza del presidente della Regione del 20 marzo e con le priorità che la stessa ha stabilito proprio per la prevenzione e il contenimento di contagi nelle strutture del servizio sanitario”. Molto probabilmente la direzione intende accelerare i tamponi di tutto il personale della Neurologia e della Pneumologia entrato in contatto col pazione risultato positivo dopo essere rimasto nel reparto di Neurologia per tre giorni, a contatto anche con la pneumologa che per prima lo ha visitato e oggi si trova ricoverata a Malattie infettive. I tamponi dovrebbero essere effettuati anche tra i medici del pronto soccorso e anche della Medicina d’ urgenza dove è transitato un altro paziente risultato positivo. Timori e preoccupazioni si vivono anche nei reparti del quarto piano padiglione 1 del policlinico dopo che numerosi infermieri e medici dono entrati in contatto con una anziana paziente risultata .positiva dopo ben tre tamponi, i primi due risultati negativi, ma il terzo positivo.Intanto il Codacons medici invita la Regione a non fare gli stessi errori del nord: “Bisogna intervenire subito e bisogna soprattutto far tesoro degli errori fatti in Lombardia e nelle altre Regioni del Nord. E l’ errore più importante è l’ assoluta mancanza di strategia di contenimento del contagio sul territorio. Nulla è stato pensato, nulla è stato previsto, nulla è stato organizzato. Al momento ci sono solo due possibilità per chi è contagiato e sintomatico: o sta al proprio domicilio (sperando almeno di non essere da solo) o viene ospedalizzato. Sulla seconda opzione abbiamo già conosciuto le grandi criticità: mancanza di posti letto (specie in rianimazione), alta probabilità di contagiare anche reparti e personale non dedicati al Covid, carenza di personale medico specializzato. Ma è sulla prima possibilità che va cambiato l’ approccio e la strategia. È ormai assodato dalle esperienze in altre realtà che l’ osservazione ed il monitoraggio dei primi 5/7 gg di malattia sono fondamentali e determinanti per la successiva evoluzione della malattia. E questo non può essere garantito solo da contatti telefonici, seppur attenti e costanti, da parte dei medici di famiglia: occorrerebbero strumenti di telemedicina, saturimetri a domicilio per ogni paziente ma purtroppo non c’ è nulla di questo. E non è ovviamente pensabile mandare al macello i medici di famiglia inviandoli al domicilio dei pazienti perché non hanno adeguati dispositivi di protezione e perché, anche se li avessero, richiederebbero tempi e procedure di vestizione e di svestizione. Occorre quindi pensare a delle strutture intermedie tra il domicilio e l’ ospedale(così come sono state realizzate in Cina) dove ricoverare tutti i contagiati sintomatici non gravi da poter monitorare con attenzione e frequenza Strutture insomma a scarsa intensità terapeutica ma ad attenta assistenza osservazionale. Il Codacons sostiene che non ci sono altre soluzioni per non abbandonare la gente a casa!».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox