12 Luglio 2011

I malati di tumore continuano a morire in coda

I malati di tumore continuano a morire in coda, aspettando invano un posto in uno dei centri di assistenza strapieni, dove poter alleviare almeno le ultime sofferenze. La Conferenza dei sindaci dei Comuni che fanno capo all’Ulss 12 si è riunita venerdì scorso ed è emersa l’emergenza provocata dalla chiusura dell’hospice al Policlinico San Marco.
      «I 16 posti al Fatebenefratelli e al centro Nazareth di Zelarino non sono assolutamente sufficienti – ha spiegato il vicesindaco Sandro Simionato – e nemmeno l’ospedale domiciliare oncologico (Odo) dei volontari Avapo riesce a star dietro alle richieste». Franco Conte, presidente del Codacons, che sta seguendo la vicenda e minaccia di ricorrere alla Magistratura se entro breve la situazione non verrà risolta, ricorda pure che l’altra alternativa, «il reparto "acuti" in ospedale, ha pochi posti e costa moltissimo alla comunità. Il ricovero in strutture di lungodegenza, poi, non è in grado di assicurare un’assistenza adeguata».
      Serve un accordo, insomma, tra l’Ulss e i Comuni di Venezia, Marcon, Quarto d’Altino e Cavallino, per riaprire i 25 posti dell’hospice del Policlinico. «Ha funzionato per oltre vent’anni, raggiungendo una qualità dell’assistenza altissima, tra le prime in Italia, e da tre mesi non accetta più nessuno perché l’Ulss ritiene che non abbia i requisiti. È una vergogna» sbotta Conte.
      Per tentare di sbloccare la situazione, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, scriverà una lettera al direttore generale dell’Ulss 12 per chiedergli di partecipare, in tempi brevi, ad una nuova Conferenza dei sindaci.
      «Devono, però, fare presto. La domanda è in continua crescita, e invece di chiudere servizi, se ne dovrebbero aprire di nuovi. Che fa invece l’Ulss? Chiude un hospice che ha vent’anni di esperienza nelle cure palliative, e che funziona, per sostituirlo con un centro sperimentale – conclude il presidente di Codacons -. Le scelte strategiche sul destino del sistema sanitario non possono essere subite dalle amministrazioni locali che, pur sempre, restano "azioniste di riferimento" dell’Ulss seppure con poteri ridotti».
 

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