I magistrati contabili ribaltano il parere dell’ Anac
della Raggi «Regolare anche il trattamento economico dell’ ex capo di
Gabinetto»
Si è rivelato essere solo un polverone quello sollevato da Virginia Raggi su Carla Raineri. Non presentava alcuna irregolarità il trattamento economico stabili toper il giudice milanese. La Procura della Corte dei conti del Lazio ha archiviato l’ esposto del Codacons contro la procedura di nomina della Raineri a capo di Gabinetto del Comune di Roma. Il magistrato, che aveva affiancato nei mesi precedenti il prefetto Tronca, lo scorso 31 agosto aveva rassegnato le dimissioni, dopo aver saputo che la decisione di chiedere un parere all’ Autorità nazionale anticorruzione sulla correttezza della sua nomina proveniva dal sindaco eche «Raffaele Marra aveva confezionato ad arte il quesito». Il presidente dell’ Anac Raffaele Cantone si era espresso sostenendo che l’ applicazione dell’ articolo 110 del Testo unico per gli enti locali (che comporta una retribuzione più elevata), nel caso della Raine ri era «da ritenersi impropria»; specificando che la «corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l’ articolo 90 del Tuel». Per i pm contabili è vero il contrario. «Non è emersa nessuna irregolarità – si legge nelle motivazioni del decreto di archiviazione – in merito alla nomina di Carla Rai neri, collocata fuori dal ruolo organico della magistratura e senza assegni, né sono emerse irregolarità sulla determinazione del trattamento retributivo da lei percepito dal 22 luglio al 31 agosto». In sostanza, per la Procura di viale Mazzini «non è censurabile l’ applicazione dell’ arti colo 110 del Tuel, attese le dimensioni del Gabinetto del Comune di Roma: 260 dipendenti, tre direzioni, più una speciale per il Giubileo». «La sua figura (di Carla Raineri, ndr) non può che essere assimilabile a una figura dirigenziale, per questo, nel caso di specie, risulta inapplicabile l’ articolo 90 del Tuel». Tale articolo, infatti, può trovare una giusta applicazione quando si parli di un capo di Gabinetto di un piccolo Comune, non di un’ amministrazione come Roma Capitale. «Non si comprende, quindi, il primo parere dell’ Avvocatura capitolina», concludono i pm contabili. Le motivazioni con cui si è chiuso per sempre il fascicolo «Raineri», rendono ancor più plausibili la lettura degli eventi data dal consigliere della Corte d’ Appello di Milano nell’ esposto presentato il 26 settembre al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. In quelle 21 pagine, la Raineri spiega la «manovra» con cui la sindaca e il suo «raggio magico» l’ avrebbero scaricata. «Marra, di concerto con la Raggi, ha elaborato -si legge nella denuncia -un finto e strumentale quesito sulla mia nomina a capo di Gabinetto, che ha determinato il parere di Cantone». Lo spartiacque è quella famosa notte del 31 agosto. «Quando ho realizzato -prosegue l’ esposto-che la decisione di investire Cantone della correttezza della mia nomina proveniva da lei (e da Marra, che aveva confezionato ad arte ilquesito), ed era stata presa a mia insaputa per minare la mia legittimazione, ho comunicato immediatamente le mie dimissioni». Un retroscena che avvalora la tesi complottistica della Rai neri, viene dalla chat a quattro tra Raggi, Marra, Salvatore Romeo e Daniele Frongia (acquisita dalla Procura penale nell’ ambito dell’ indagine sull’ ex capo del Personale). Al momento delle dimissioni di Rainierie Marcello Minenna, esplode la gioia e compaiono “emoticons” con faccine sorridenti e trombette. Inizia a prendere la distanze Alessandro Di Battista, il deputato romano del MoVimento che benedisse sin da subito la candidatura Raggi alla guida del Campidoglio – e dato in pole per prendere, in caso di elezioni anticipate, proprio il posto di Virginia. «Io ci ho sempre creduto molto nella magistratura. I magistrati faranno il loro lavoro – ha detto Dibba -. Noi aspettiamo di valutare la gravità delle accuse rivolte alla sindaca di Roma, Virginia Raggi». Se fosse per la gravità delle accuse il caso sarebbe già risolto: abuso d’ ufficio e falso per chi fa il sindaco, e in generale il pubblico ufficiale, sono forse tra le accuse più gravi. Piuttosto occorrerà valutare nel merito. Ma se su questo si attende l’ esito dell’ inchiesta della magistratura, il quadro che ogni giorno sembra farsi più chiaro dà già la misura, squisitamente politica, di un’ avventura a 5 Stelle di sempre più difficile prosecuzione. Le «delucidazioni» della Corte di conti sulla nomina dell’ ex capo di Gabinetto, Carla Romana Raineri, considerata legittima, aprono uno scenario inquietante. Non solo per la palese contraddizione con il parere dell’ Anac, ma soprattutto per una celerità, mai compresa fino in fondo, del sindaco Raggi nel «far fuori» il magistrato milanese che solo oggi, alla luce dell’ inchiesta sulle nomine Marra sembra delineare un’ altra verità. Non a caso, il «bubbone» Marra scoppia anche grazie all’ esposto della Raine ri. Una nomina, quella del magistrato, insieme con quella dell’ ex assessore Minenna, voluta da Roberta Lombardi, la parlamentare grillina che definì Raffaele Marra un «virus infettante per il MoVimento». Non solo, le nuove indiscrezioni sulla partecipazione sempre di Marra al «dossier» avvelenato che fece fuori Marcello De Vito (il favorito) dal gradino più alto del podio delle primarie on line per la candidatura a sindaco, presuppongono un vero e proprio sistema, al quale la Raggi non poteva esserne completamente estranea. Ela «cacciata» della Raine ri, avvenuta nottetempo e con la pubblicazione del parere Anac solo dopo parecchi giorni, e sollecitazioni, non sarebbe che un’ altra prova. Una prova di una «autonomia» della grillina Raggi che qualcuno comincia a sospettare risponda ad «altri poteri». E torna sempre come un mantra il suo passato nello studio Previti. Insomma, tutte cose che con il MoVimento c’ entrano ben poco. E qualcuno «ai piani alti» forse se ne sta rendendo conto.
susanna novelli
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