23 Settembre 2016

I giuristi e la continuità amministrativa «C’ era l’ obbligo di non cambiare strada»

I giuristi e la continuità amministrativa «C’ era l’ obbligo di non cambiare strada»

L’ ANALISI Continuità amministrativa. Parte da questo concetto la grande incognita che potrebbe complicare il percorso della mozione in cui si va a cancellare dall’ oggi al domani un impegno preso da Roma Capitale, con possibile danno erariale e responsabilità diretta anche per i consiglieri comunali che voteranno il provvedimento. Spiegano i giuristi: se un ente prende un impegno, non può cambiare strada ogni qual volta muta la maggioranza. Semplificando, è lo stesso ragionamento che vale per una società privata che non può non rispettare i contratti se cambia l’ amministratore delegato. ANNUNCI Spiega Filippo Satta, professore emerito di diritto amministrativo: «Il problema non si presenta ora, visto che siamo ancora nella fase dell’ annuncio politico. Si manifesterà quando sarà votato un atto di revoca di quello precedente. Se c’ è stata una spesa rilevante fondata su una delibera del consiglio comunale di Roma e questa viene revocata, improvvisamente, si crea un problema di risarcimento del danno». In seguito all’ impegno che Roma aveva preso per partecipare alla candidatura per ospitare le Olimpiadi del 2024 sono già stati spesi 20 milioni di euro. E sono soldi pubblici. Ecco allora che si profila all’ orizzonte l’ ipotesi del danno erariale e di un’ azione autonoma della Corte dei conti. IMPEGNI Ricorda il professor Cesare Mirabelli, giurista, già presidente della Corte costituzionale: «Sarà molto importante verificare come sarà scritto il nuovo provvedimento di revoca di quello precedente. Dovranno essere dettagliate le motivazioni, non ci si potrà limitare a un generico elenco, perché poi qualcuno potrebbe decidere di impugnare quell’ atto». Ieri il Codacons ha annunciato che è pronto a ricorrere al Tar. Secondo Mirabelli «ci sono due profili: uno pubblicistico, potrebbe esservi uno sperpero di denaro pubblico, si profila un danno erariale, e molto dipende dalle motivazioni dal provvedimento di revoca; ma c’ è anche un problema di rapporti con gli altri soggetti che hanno partecipato all’ operazione per la candidatura olimpica e hanno fatto affidamento su un impegno che Roma aveva preso». In sintesi: Coni e Stato si sono fidati dall’ impegno preso dal Comune, formalmente, con un atto votato in consiglio, e su quella base hanno fatto degli investimenti (o magari rinunciato ad altre possibili candidature italiane), ma un anno dopo Roma fa marcia indietro e manda tutto a monte. C’ è poi un altro scenario possibile: il commissariamento. A prospettare questa ipotesi, dal punto di vista teorico, è il professor Federico Tedeschini, ordinario di Diritto pubblico: «Forse non è ancora tempo di ricorsi o guerra di carte bollate davanti alla giustizia amministrativa. Una strada per salvare capra e cavoli c’ è. Partiamo dal fatto che il Coni ha dalla sua accordi presi con la giunta Marino che ha deliberato il sì per la corsa ai giochi con degli impegni per portare avanti il dossier di circa 20 milioni. Si tratta di accordi su cui il cambio di amministrazione non può incidere. Il Coni prima di chiedere al Campidoglio di essere risarcito può chiedere al governo di nominare un commissario straordinario per le Olimpiadi che avrebbe tutti i poteri per portare avanti la candidatura di Roma. In tema di danno erariale solo dopo il voto della mozione comunale il Coni può muoversi chiedendo al Campidoglio il risarcimento e contestualmente comunicare ciò alla Corte dei Conti. La magistratura contabile potrebbe avviare una istruttoria anche adesso, alla luce di un fatto notorio». Mauro Evangelisti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
mauro evangelisti

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