I giudici d’ appello: l’ anzianità ai precari
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fonte:
- Corriere della Sera
Vengono assunti a inizio anno scolastico e licenziati il 30 giugno. D’ estate vivono con il sussidio di disoccupazione e, quando vengono riassunti l’ anno dopo, ripartono da zero. Sono i precari della scuola di lungo corso, quelli ai primi posti nelle graduatorie dei docenti e che garantiscono il funzionamento delle scuole al pari dei loro colleghi assunti a tempo indeterminato. La Corte d’ Appello di Brescia ha ieri stabilito con una sentenza che così il Ministero dell’ Istruzione non può fare e lo ha condannato a riconoscere l’ anzianità di servizio a due insegnanti precari di Bergamo, confermando così la sentenza di primo grado contro la quale il ministero aveva fatto ricorso. La sentenza della Corte d’ appello è in linea con analoghe sentenze che ci sono state in tempi recenti a Torino, Genova, Ancona e Trieste. La vicenda risale a tre anni fa quando, su input di diverse associazioni di consumatori e sindacati i due insegnanti precari, insieme a migliaia di colleghi in tutta Italia (centinaia quelli bresciani) avevano fatto ricorsi collettivi. «Si è aperta una strada – afferma Marta Perugi, avvocato del Codacons che ha seguito la vicenda dei due precari che hanno vinto il ricorso -. È da anni che la Corte di Giustizia europea dice che l’ Italia è inadempiente su questo fronte». I ricorsi collettivi fatti dai docenti chiedevano la piena attuazione della direttiva comunitaria (1999/70/CE), imponendo l’ assunzione a titolo definitivo per tutti quei dipendenti della scuola che hanno svolto servizio per almeno 36 mesi. In Italia tale direttiva non è però mai stata applicata nella Pubblica Amministrazione. La sentenza non dà risposta positiva su tale aspetto ma riconosce quanto meno agli insegnanti l’ anzianità di servizio. «Il Ministero – afferma in una nota il Codacons – dovrà ora pagare agli insegnanti gli scatti di servizio finora non goduti, alla luce del principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’ Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato». Per molti insegnanti, precari da anni e costretti a stipendi intorno ai 1300 euro netti al mese, il solo riconoscimento dell’ anzianità di servizio comporterebbe uno scatto 2-300 euro al mese. Una cifra importante, non solo per i magri stipendi dei professori, ma anche per le casse statali. «Per anni il Ministero ha tenuto nel precariato migliaia di docenti, facendo male i calcoli sull’ organico – afferma Marta Perugi -, queste sentenze dicono che così non si può andare avanti». L’ Europa, in questo caso, è venuta in aiuto. Thomas Bendinelli.
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