10 Dicembre 2006

I giovani non risparmiano più? «Colpa di cellulari e happy hour»

I giovani non risparmiano più? «Colpa di cellulari e happy hour»

Le spese degli under 30. Campiglio: sacrificati casa e viaggi. Fabris: bisogno di socializzare



Generazione happy hour. Che spende in aperitivi invece di risparmiare per il mutuo, che rinuncia al viaggio di Natale per la ricarica del cellulare. Che cerca luoghi di socializzazione, non spiagge esotiche. Perché «i soldi sono pochi e risparmiare è impossibile». Conti in tasca ai milanesi tra i 25 e i 30 anni: dai mille ai duemila euro all` anno per cocktail e company, mille per telefonare ed essere sempre reperibili. «Con la stessa cifra – spiega Marco Donzelli, presidente del Codacons – potrebbero concedersi un viaggio all` anno o cominciare a pensare al mutuo per la prima casa. Ma nessuno vuole rinunciare a telefonia e caipiroska». Carpe diem, ecco il motto dei milanesi under 30. Precari nel lavoro e nella vita. Single, a casa con i genitori, senza garanzie e con un conto in banca che si azzera a fine mese. E a Natale non partono, tutt` al più si va nella seconda casa di famiglia. Stili di vita del terzo millennio. Perché una volta non era così: responsabilità e risparmio per i giovani degli anni Sessanta, eccesso sfrenato per gli yuppie degli Ottanta, iPod e aperitivo per gli eterni ragazzi del 2006. Edonisti? Peter Pan? Cicale loro malgrado? È difficile inserire in categorie la generazione happy hour. Troppo sfuggente. A metà strada tra la spensieratezza e la preoccupazione per il futuro. Tra la rassegnazione e la speranza di cambiare. Lo spiega l` economista Luigi Campiglio, docente di Politica economica e prorettore della Cattolica. «L` impressione è che i redditi medi di questi ragazzi non siano così elevati da consentire una vita allegra. Guadagnano così poco che non possono permettersi di risparmiare. Meglio una serata gradevole che la vacanza a Natale. Soprattutto se le possibilità sono incerte». Certo, il confronto con i genitori è difficile: mentre mamma e papà, a 27 anni, dovevano pagare il mutuo della casa, badare a un neonato e far quadrare i conti, gli under 30 di oggi sembrano non avere problemi. «Ma non è così – continua Campiglio -: i giovani di quarant` anni fa avevano un lavoro sicuro e un cammino di crescita professionale». Altra questione: con l` happy hour (a due condizioni: stomaco di ferro e attitudine onnivora) si risparmia. Cena in piedi, senza passare dal supermercato o, peggio (per il portafoglio), dal ristorante. «Ma se facessero un po` di economia – continua Donzelli – potrebbero allargare i loro orizzonti, conoscere come vivono i coetanei di altri Paesi». Viaggiare una volta all` anno o svagarsi un giorno sì e uno no? Questo è il dilemma. «Mi sembra una presunzione paternalistica – sostiene il sociologo Gianpaolo Fabris, docente all` università Vita e Salute San Raffaele – voler indirizzare le abitudini dei giovani. Se preferiscono fare l` happy hour dovremmo essere noi a dissuaderli?». Che poi, aperitivi e telefonino si traducono in un unico concetto: disperato bisogno di socialità. «Confrontarsi con gli altri è importante – continua Fabris – e noi in Italia non abbiamo mai avuto pub, brasserie, o lo Starbucks americano in cui fermarsi a bere una tazza di tè e collegarsi a internet. A Milano non ci sono impianti sportivi e i cinema sono carissimi». Stipendio di un precario ventottenne: mille euro al mese. «Ovvio – conclude Fabris – che si metta da parte molto poco. E allora la priorità diventa sentirsi cittadini a pieno titolo della società e avere tutta la dotazione richiesta: iPod nano, cellulare di ultima generazione. Il sogno? Un lavoro stabile e una casa – anche un buco – in cui stare». Altro che vacanze.

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