14 Ottobre 2020

I gestori: «Appena ripartiti Vietiamo le gare di calcetto solo nei campi fuorilegge»

Lo sport amatoriale viene praticato ogni anno da circa 10 milioni di italiani e coinvolge 100mila società sparse sul territorio. Secondo i dati Codacons, le partite tra amici di calcetto o calciotto, di basket, pallavolo o beach volley producono un giro d’ affari annuo da circa 2 miliardi di euro. I mesi del lockdown hanno già messo in crisi i centri che basano la loro attività sull’ affitto dei campi. «Le perdite sono state almeno del 40% e ora se ne aggiungeranno altre, un disastro», dice Maurizio Castagna, segretario del Sigis, sindacato italiano gestori impianti sportivi. Chiede di «vietare il calcetto fra amici solo negli impianti “fuorilegge” e non in quelli affiliati a federazione o enti di promozione, dove i gestori si attengono scrupolosamente ai protocolli Covid».Il punto è questo, chi rispetta le regole ritiene ingiusto doversi fermare di nuovo. «Ci siamo attenuti alle disposizioni e crediamo che il calcetto non sia il male maggiore per il contagio, è più pericoloso prendere l’ autobus – attacca Fabio Eleuteri, presidente di Gesis Lazio, associazione che raccoglie circa 70 impianti sportivi – per 4 mesi non abbiamo guadagnato un euro, ma abbiamo dovuto pagare utenze e affitti. Siamo ripartiti a luglio e ora ci bloccano di nuovo». In realtà possono restare aperti per le scuole calcio e le squadre dilettanti: «Ma con quelle ci fai poco – spiega Eleuteri – i ricavi li fai soprattutto la sera o nel weekend con la clientela privata. Il 70% dei nostri affiliati stavolta rischia di chiudere». –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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