8 Luglio 2016

I fondi Usa dividono «Pronti alle barricate» «Soldi veri? Vengano»

I fondi Usa dividono «Pronti alle barricate» «Soldi veri? Vengano»
il «fantasma americano» si aggira in platea. xausa: «mi fanno più paura di atlante». ugone: «servono fatti»

VICENZA Stelle e strisce da paura. È americano il fantasma che si aggira per la platea, non affollata, dell’ assemblea dei soci Bpvi: sono i fondi di private equity Atlas Merchant Capital, Warburg Pincus, Centerbridge, oltre all’ hedge fund Baupost, i quattro che avrebbero manifestato interesse per le popolari venete ricapitalizzate. Veneto Banca e Vicenza assieme, un sol boccone. E l’ ansia di soci e dipendenti è che stavolta gli alleati d’ oltre Atlantico non vengano per distribuire cioccolata e sigarette, no, ma per moltiplicare l’ investito a costo di sforbiciate e spezzatini. Il sentimento lo riassume bene Giuliano Xausa: «Mi fanno molta più paura di Atlante, siamo pronti alle barricate al primo odore di licenziamenti», avverte il segretario generale della Fabi. C’ è anche il controcanto, però: «Attenzione, qua peggio di come han fatto i veneti non può fare nessuno. Certe preoccupazioni sono prive di senso», commenta il numero uno nazionale del Codacons, il veneziano Franco Conte. Ci sarebbe una manifestazione d’ interesse, non ancora un’ offerta formale, ad acquistare in blocco da Atlante le due banche venete per poi fonderle. La notizia del Corriere della Sera sul dialogo in corso fra la proprietà delle due banche e i quattro fondi Usa – investitori di peso, due dei quali con due ex segretari al Tesoro americani nello staff di vertice – non può lasciare indifferenti soci e dipendenti della Bpvi. Il Codacons ieri si è presentato di primo mattino, distribuendo volantini, in parallelo al Movimento 5 Stelle (che lunedì incontrerà il procuratore vicentino Antonino Cappelleri), ai pochi piccoli azionisti che si sono presentati. Conte ha ribadito l’ ottimismo dell’ associazione: «La Cassazione dice che le firme fatte seguendo le indicazioni del promotore non sono vincolanti. Se il contratto è nullo si ha diritto a riavere i soldi. Con le azioni legali riavremo indietro il dovuto». Ma la positività vale anche per l’ ipotetico nuovo proprietario straniero: «Nessun americano, romeno, zingaro può truffarci più di quanto hanno fatto i veneti che guidavano questa banca». A nome del coordinamento che fa capo a don Enrico Torta, Patrizio Miatello rileva che «lo stesso giorno che Alessandro Penati di Quaestio ci rassicura con una lettera pubblica, si viene a sapere di un interessamento da fondi speculativi. È una presa in giro: facciano piuttosto i tavoli di conciliazione per rimborsare i risparmiatori». Ha chiesto il ristoro con rimborsi ad hoc anche Xausa, intervenuto durante l’ assemblea. Ribadendo l’ avvertimento, a proposito degli americani: «Se pensano di fondere e poi licenziare portiamo in piazza tutti i bancari d’ Italia». Analogo l’ altolà di Mirko Vigolo (sindacato Uilca): «Non permetteremo spezzatini». Per l’ avvocato vicentino Renato Bartelle, da subito fra i più focosi nella tutela degli azionisti impoveriti, «è molto semplice: i fondi stranieri acquisteranno, a prezzo di svendita, e poi faranno i loro interessi per fare soldi. Non è una bella prospettiva. Penati non può dare garanzie per chi verrà dopo». Luigi Ugone, a capo del corposo gruppo «Noi che credevamo nella Bpvi», aspetta di giudicare i fatti: «Un acquisto da parte straniera non è necessariamente un male, se ci sono soldi veri e garanzie per i piccoli risparmiatori. Purché non ci siano speculazioni». Mentre per Francesco Celotto (Associazione soci delle popolari venete) l’ esito sarà scontato: «La banca è sovradimensionata, ha 6mila dipendenti per 500 sportelli. Se i fondi entrano ne licenzieranno metà: del resto, molti di loro hanno colpe e responsabilità per quanto è accaduto».
 

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