24 Marzo 2011

I fondi per la cultura fanno il “pieno”

I fondi per la cultura fanno il "pieno"
 

 ROMA Il fondo unico per lo spettacolo è salvo grazie agli automobilisti. Perché le risorse verranno reperite con un rincaro di uno o due centesimi sul prezzo della benzina. Niente aumento dei biglietti del cinema, quindi, ma una nuova ministangata sul carburante, proprio mentre i prezzi salgono alle stelle in seguito soprattutto agli scontri libici. La prima a darne notizia, nella mattinata di ieri, era stata la parlamentare Gabriella Carlucci nel corso di un talk show televisivo. Sensibile all’ argomento e in prima linea nella difesa della cultura (così è stata presentata), la Carlucci ha fatto sapere: il fondo è stato riportato al livello del 2009. Guardandosi bene dal riferire ai telespettatori da dove sarebbero arrivati quei soldi. Troppo impopolare dirlo in Tv. Anche se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha definito la nuova tassa «un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare». LA TASSA Un giudizio che ha fatto infuriare i consumatori. L’ aumento dell’ accisa di 2 centesimi annunciato dal governo comporterà «un aggravio di spesa di 20 euro l’ anno a veicolo», ha calcolato l’ Adiconsum, secondo cui «si continua a proclamare l’ esigenza di ridurre le tasse per rilanciare i consumi, ma poi ogni giorno vengono fatte scelte opposte». «Mediamente – afferma l’ associazione – ogni veicolo percorre 15.000 km con un consumo di circa 1.000 litri di carburante. Un aumento delle accise di 1 o 2 centesimi al litro significa maggiori tasse da 10 a 20 euro a veicolo su base annua». Dello stesso tenore le dichiarazioni allarmate delle altre associazioni di consumatori. Con Codacons, Adoc e Adusbef-Federconsumatori, che parlano di «misura assurda e folle». E accanto ai consumatori si sono schierati anche i gestori, «esterrefatti» e «allibiti» dalla decisione. L’ ESPERTO Il giudizio di Ugo Arrigo, docente di economia pubblica alla Bicocca di Milano, è duro. «Purtroppo tutte le soluzioni italiane passano per più tasse. E’ uno stillicidio di microtasse, impossibili perfino da contare. Anche il federalismo – continua l’ economista – si sta riducendo a un assemblaggio di addizionali: è come andare dal rivenditore di auto e sentirsi dire solo il prezzo, non le caratteristiche del veicolo». Secondo Arrigo, una soluzione da prendere in considerazione per reperire risorse senza tassare i cittadini potrebbe essere di «tagliare i trasferimenti alle imprese di pubblica utilità, rivedere quindi le risorse ad esse destinate, che gravano sulla finanza pubblica e finanziano la loro inefficienza». «Dal momento che la spesa pubblica e la pressione fiscale rispetto al pil continuano ad aumentare nonostante la crisi economica – si chiede l’ esperto – tutti i tagli fatti da Tremonti dove sono finiti?». La domanda è scomoda. L’ ACCISA L’ ultimo rincaro fino a quello annunciato ieri per il Fus, risale al 2004: 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri. Il prezzo al consumo dei carburanti è sostanzialmente la somma di due componenti: la prima è quella fiscale, la seconda quella industriale (materia prima e margine lordo delle compagnie petrolifere). La componente fiscale è costituita a sua volta da due elementi. Il primo è proprio l’ accisa che attualmente nel nostro Paese è di 0,564 euro al litro per la benzina senza piombo, di 0,423 euro al litro per il gasolio e di 0,125 euro al litro per il gpl. Il secondo elemento è invece l’ Iva, che si applica, nella misura del 20%, sia alla componente industriale sia all’ accisa. E se il film sul Fondo unico per lo spettacolo è finito, di certo non tutti i protagonisti vivranno felici e contenti. Del resto, non tutti frequentano il cinema, il teatro o l’ opera. Ma tutti usano l’ automobile.

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