10 Novembre 2014

I disastri di Marino: 7 anni per la Metro C e si rompe subito

I disastri di Marino: 7 anni per la Metro C e si rompe subito

D opo le multe pure la Metro C tradisce il sindaco di Roma. Non ne va bene una a Ignazio Marino che con l’ inaugurazione dell’ attesissima terza linea della metropolitana sperava forse di far dimenticare le brutte figure collezionate negli ultimi giorni. Il primo cittadino ha indossato la fascia tricolore delle grandi occasioni per celebrare degnamente la prima corsa della metro che va da Pantano a Centocelle. Purtroppo dopo soli 11 minuti dalla partenza è arrivato un inatteso stop, per non meglio precisati problemi tecnici, che ha scatenato l’ ironia ma anche la rabbia dei cittadini che come al solito si sono sfogati sui social network. E su Twitter continua a salire la popolarità dell’ hashtag #marinodimettiti per il giallo delle multe cancellate. Anche ieri il sindaco ha ribadito che è in corso un’ indagine dei carabinieri avviata dopo la sua denuncia. Per Marino infatti qualcuno avrebbe manipolato i suoi dati «nel sistema informatico che gestisce i permessi della Ztl» con lo scopo «di creare un danno alla mia credibilità». I carabinieri hanno già sentito gli impiegati del Comune che gestiscono i permessi e hanno accesso ai dati. Si infittisce dunque il mistero intorno alle contravvenzioni inflitte alla famigerata Panda rossa del sindaco che sarebbe entrato nella Ztl nonostante l’ autorizzazione risultasse scaduta. E l’ inaugurazione della metro ha dato a Marino l’ occasione di lanciare una frecciatina ad Andrea Augello, il senatore Ncd che ha sollevato la questione delle multe: «Dite ad Augello che ho pagato il biglietto per viaggare in metro», ha ironizzato il sindaco. Ma poi anche il primo viaggio della metro si è trasformato in un mezzo fiasco a causa del blocco imprevisto. Non a caso i romani la chiamano l’ Incompiuta e forse la Metro C è destinata a rimanere per sempre tale. La storia della terza linea della metro è un’ epopea che nel corso degli anni ha assunto il valore di un mito escatologico per i cittadini romani che la prendono come paradigma di una capitale che non riesce più a partire o a ripartire. Per chi non è romano non è facile capire perché ieri mattina, domenica, decine di persone si siano alzate all’ alba per partecipare alla partenza della prima corsa della Metro C dai capolinea di Centocelle e Pantano. Un evento normale in altre capitali europee che vantano decine di linee qui, all’ ombra del Colosseo, viene paragonato alla partenza dell’ Apollo 11 alla conquista della Luna o a quella di uno shuttle per Marte. Immaginate il brivido di terrore, lo sconforto e la delusione di quegli intrepidi vaggiatori quando esattamente 11 minuti dopo la partenza la metro si è fermata. Una decina di minuti di stop alla fermata Due Leoni-Fontana Candida sono apparsi come un segno del destino. Dopo sette anni di attesa, tre anni e mezzo di ritardo rispetto alla data di consegna, un’ inchiesta della magistratura e un danno erariale per le casse dello Stato calcolato dalla Corte dei Conti in centinaia di milioni di euro i passeggeri in attesa devono aver pensato: perché ho sfidato il destino? Poi il treno è ripartito e mentre sui social network già si scatenavano le battute sarcastiche l’ Atac ha minimizzato emanando un comunicato. «Il treno si è fermato soltanto alcuni minuti per consentire la soluzione di un problema tecnico – ha spiegato l’ azienda – I passeggeri hanno raggiunto il capolinea senza bisogno di cambiare treno». In realtà molti passeggeri hanno poi dichiarato di aver dovuto cambiare convoglio per raggiungere la destinazione desiderata. Stupisce la precisazione «solo un problema tecnico». Appunto: un problema tecnico, qualcosa che non ha funzionato. Un «pessimo auspicio» commenta l’ associazione dei consumatori Codacons che rileva come nella nuova linea ci siano già ascensori e scale mobili fuori uso, sedili scomodi e un caldo eccessivo nelle carrozze.
 

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