5 Gennaio 2012

I costi del trasporto su strada: «Una battaglia di civiltà»   

I costi del trasporto su strada: «Una battaglia di civiltà» 
 

 
Per il presidente Aiscat, Palenzona, il «no»di Confindustria èincomprensibile: «Con prezzi sotto una soglia minima si mette a rischio la vita delle persone» di Fabrizio Palenzona*
 

I costi per la sicurezza del trasporto merci su strada, entrati in vigore appena pochi mesi fa per volere del Parlamento italiano e ritenuti tanto incomprimibili quanto indispensabili dallo stesso governo Monti, (che nel dare il via libera alle liberalizzazioni ha assunto l’ impegno a mantenere i costi per la sicurezza) sono rapidamente finiti al centro di un durissimo quanto pericoloso scontro, destinato a scaricaresuicittadinileconseguenzeintermini di sicurezza e di perdite di vite umane. Uno scontro che vede opposti da una parte Confindustria, secondolaqualesottoil «travestimento » dei costi per la sicurezza si nasconderebberolevecchietariffeobbligatorie; dall’ altra gli autotrasportatori, secondo i quali, quei costi, rappresentanolasogliaminimasotto la quale la sicurezza e la vita di migliaiadipersonesullestradeverrebbero messe in pericolo. Costi, e non prezzi o tariffe. Nel 2005, proprio da presidente della Fai,ho sottoscritto l’ intesa con il governo, condivisa anche da Con-findustria, chehaportatoallaliberalizzazione regolata del settore, dopo30anniditariffeobbligatorie. Ancora oggi sono convinto che quella sia stata la strada giusta, come il fattochel’ articolo83bis, ovveroilcompletamento di quella legge, è stato definito, dalle maggiori organizzazioni che rappresentano interessi economici, una buona norma. Chi critica le disposizioni attuative di quella legge o è poco informato o cercaquellaliberalizzazioneselvaggia destinata a scaricare sui cittadini leconseguenzeinterminidisicurezza e di perdite di vite umane. E questo non è giusto. Il mercato senza regole affossa l’ uomo e la sua dignità nel trasporto così come nella finanza: l’ assenza di regole globali distrugge il mercato sano. Icostidellasicurezzanoncontraddicono affatto i principi della liberalizzazione come dimostrano, da ultimo, le decisioni di tribunali amministrativi che hanno ribadito un principio fondamentale: la sicurezza della persona deve sempre prevalere sull’ interesse economico. I giudici hanno dato ragione ai Codacons che chiedevano un aumento dei divieti di circolazione del mezzi pesanti sostenendo proprio la tesi della loro pericolosità. E il Parlamento, con un ordine del giorno approvato con la legge «salva Italia », ha impegnato il governo, che lo ha prontamente accolto, a mantenere i costi incomprimibili della sicurezza. Ad alimentare questa polemica, è rimasta la sola Confindu-stria: le confederazioni dell’ artigianato, del commercio, del mondo dellacooperazione, anch’ essecommittenti dell’ autotrasporto, hanno, invece, capito e sostenuto la necessità del rispetto delle regole. Che le rappresentanze di importanti committenti tentino di opporsi è comprensibile, ma non condivisibile vista la posta in gioco: la sicurezza dei cittadini. Tutto si regge su un equivoco molto ben enfatizzato: far passare i costi della sicurezza per tariffeobbligatorie. Nientedipiùdeviante. Presupposto di un mercato sano è che il prezzo di un bene o servizio debba sempre essere superiore ai suoi costi incomprimibili per garantire un minimo profitto di impresa. Proprio nei casi di sottocosto è previsto l’ intervento dell’ Antitrust cosi come negli appalti pubblici il principio del prezzo troppo basso configura «offerta anomala» ed l’ esclusione dalla gara. Basta ipocrisie e piagnistei postumi! Abbassare i prezzi sotto i costi per la sicurezza significa aumentare il numero di morti e feriti fra i lavoratori dell’ autotrasporto che sono già altissimi: oltre il 30% dei circa 900 morti sul lavoro ogni anno nel nostro Paese. Numeri che conosce bene il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cheinpiùoccasioniharibaditoilprimato della sicurezza sul guadagno. Per non parlare delle conseguenze per i cittadini coinvolti, la cui vita non può che essere messa a repentaglio da tir e furgoni che viaggiano senzamanutenzioneadeguata,senza essere guidati da conducenti professionisti che osservino le norme sui riposi perché la committenza paga «sottocosto». E a chi afferma che i costi della sicurezza faranno aumentare il prezzo dei prodotti, che renderanno la spesa quotidiana per la gente ancora più cara di quanto già non sia, rispondo che, anche qui, va fatta chiarezza: se, ed è un’ ipotesi fantascientifica, il prezzo del trasporto dovesse esplodere del 50%, l’ aumento per il consumatore finalesuunchilodipastaodiriso, sarebbe dello 0,002%. In compenso morti e feriti diminuirebbero verticalmente. E, tralasciando la tragedia umana, che è impagabile, il costo economico e sociale che l’ Italia paga ogni anno per loro è altissimo. *Presidente d’ onore Fai (Federazione Autotrasportatori italiani)

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