I consumi delle famiglie come nel 2000
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fonte:
- Il Mattino
Cinzia Peluso Valgono sempre di meno i nostri soldi. Crolla il potere d’ acquisto dei redditi delle famiglie. E si tagliano gli investimenti. Ma, nonostante la crisi, gli italiani formiche non si smentiscono. E tengono ben saldo il timone dei risparmi. Anche per le imprese, comunque, la recessione si fa sentire. I profitti vanno giù. I calcoli li ha fatti l’ Istat. Detto in cifre, nel primo trimestre del 2012 c’ è stato un calo dell’ 1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti del potere d’ acquisto. Mentre, rispetto ad un anno fa, l’ inflazione ha ridotto il reddito «reale» del 2 per cento. A marzo si è quindi toccato il fondo, il dato più basso da dodici anni. Ma sul fronte delle aziende proprio ieri all’ assemblea Unioncamere sono emersi dati più positivi. Malgrado la situazione di grande difficoltà del sistema paese, tra aprile e giugno hanno aperto i battenti 103.785 imprese. Meno di quanto registrato nello stesso trimestre dei due anni scorsi, ma meglio di quanto era avvenuto nel 2009. La tegola della recessione si è abbattuta sul mattone. Tonfo degli acquisti tra gennaio e marzo. Da un trimestre all’ altro le famiglie consumatrici hanno ridotto infatti gli investimenti fissi lordi (quelli riguardanti, appunto, esclusivamente le case) del 2,7%. In rapporto ad un anno fa la discesa è stata del 4,6%. È diminuita quindi la percentuale degli investimenti sul reddito. Nel primo trimestre del 2012 si è attestata al 6,7%. Si tratta di 0,2 punti in meno sul trimestre precedente. 0,4 in meno su base annua. La propensione al risparmio delle famiglie del Bel Paese però tiene. A marzo risultava invariata al 9,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Ed è addirittura salita un po’ (+0,4%) in confronto al primo trimestre del 2011. Sul fronte delle imprese, invece, la quota dei profitti ha subito una contrazione di 0,9 punti percentuali nel trimestre, attestandosi al 38,8 per cento. E, in rapporto ad un anno fa, il calo è stato anche più consistente. 1,3 punti. Sulle statistiche relative al potere d’ acquisto i consumatori vanno all’ attacco. «Gli allarmi lanciati a più riprese dal Codacons trovano conferma nei dati diffusi ieri dall’ Istat – spiega il presidente Carlo Rienzi – rispetto al 2011, quando il potere d’ acquisto delle famiglie scese dello 0,5%, nel 2012 si sta registrando addirittura un calo 4 volte maggiore e pari al 2%. Segno evidente che le famiglie sono oramai allo stremo, e che i provvedimenti adottati dal governo, a partire dall’ aumento dell’ Iva, hanno avuto effetti devastanti sulle tasche degli italiani». Per il Codacons lo scenario è quindi «allarmante». Secondo Rienzi «a fronte della pesante perdita del potere d’ acquisto, infatti, le famiglie reagiranno tagliando ancor più i consumi, con danni incalcolabili per il commercio e per l’ economia nazionale». Tornando ai dati del registro delle imprese, elaborati da Infocamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane e presentati ieri da Unioncamere, emerge un saldo positivo. Se si considerano le 72.220 cessazioni, che hanno controbilanciato le 103.785 aperture di imprese, sono 31.565 le imprese in più nel registro delle Camere di commercio. Significa che «il nostro modello di sviluppo, fondato su una imprenditorialità diffusa è ancora valido», commenta il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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