19 Febbraio 2013

I consumatori: tracciabilità degli alimenti a livello europeo. L’ esperto: carne di cavallo ricca di ferro ma anche di grassi.

I consumatori: tracciabilità degli alimenti a livello europeo. L’ esperto: carne di cavallo ricca di ferro ma anche di grassi.

(Ansa) MILANO – In Italia l’ anno scorso sono stati importati trenta milioni di chili di carne di cavallo senza l’ obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio, anche come ingrediente nei prodotti trasformati. La denuncia arriva dalla Coldiretti, dopo la decisione della Nestlè di ritirare dai negozi italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni , dove sono state trovate tracce di Dna di cavallo (l’ 1 per cento). Un’ iniziativa presa anche da altre aziende dopo i sequestri effettuati in diversi Paesi europei: la Coldiretti parla di gravi ritardi della normativa comunitaria nel garantire la trasparenza degli scambi e prevenire le frodi. Secondo l’ organizzazione degli imprenditori agricoli, gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo in Europa con un quantitativo medio di un chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili. I 30 milioni di chili di carne di cavallo, asino o mulo sono stati importati principalmente dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna; poco più di un milione di chili arriva dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’ horsegate . TRACCIABILITÀ – “La Nestlè ha fatto bene, così come la Findus non molti giorni fa. Il vero problema è che a livello europeo c’ è l’ opposizione di alcuni Paesi, in particolare quelli del nord, a costruire un serio sistema di tracciabilità degli alimenti – spiega Pietro Giordano, segretario dell’ Adiconsum -. Non essendoci regole rigide sulla tracciabilità diventa facile per le mafie di tutti i Paesi poter inserire nel mercato alcuni tipi di carne, fortunatamente in questo caso non nocive. Chiaramente però la composizione dei prodotti è stata alterata. Le aziende dovrebbero fare verifiche a campione a monte, perché il controllo ex post non basta”. La Nestlè intanto ha annunciato l’ introduzione di nuovi test per garantire più qualità ai prodotti messi in commercio e ha assicurato che “la carne di cavallo è assolutamente sana per il consumo, non c’ è alcun problema dal punto di vista della sicurezza”. ETICHETTE – In Italia lo scambio di carni all’ insaputa dei consumatori è vietato dal decreto legislativo 109 del 1962 che obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente, ma lo scandalo ripropone l’ esigenza di una accelerazione nell’ entrata in vigore di una legislazione più trasparente sulla etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario. Ad oggi nell’ Unione Europea è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’ emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale o di coniglio e cavallo. L’ etichetta di origine rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano in tempi di crisi. L’ Italia, con un provvedimento che ha reso obbligatorio indicare l’ origine in etichetta anche per la carne di pollo, il latte fresco e la passata di pomodoro – sottolinea Coldiretti -, è in anticipo rispetto al resto dell’ Europa. ESPOSTO – Il Codacons se la prende con l’ Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e affila le armi, ovvero un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura di Parma affinché si accerti il corretto utilizzo dei fondi pubblici spesi per l’ ente, che “non ha saputo prevenire uno scandalo di tale entità”. Il Codacons ritiene necessario introdurre un sistema per assicurare, attraverso le analisi del Dna di tutti i prodotti alimentari, la tracciabilità assoluta degli alimenti in tutti i suoi passaggi, dal mangime somministrato agli animali fino all’ esposizione negli scaffali. MOLTO FERRO, MOLTI GRASSI – Ma da cosa nasce lo scandalo della carne equina nascosta? Secondo Andrea Ghiselli , ricercatore dell’ Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), alla base ci sono abitudini alimentari legati a questioni etiche. “Per un americano mangiare carne di cavallo è una bestemmia, come per noi mangiare un cane – spiega -, ma va detto che la carne equina non è così diffusa. Per esempio nelle tabelle di composizione degli alimenti viene descritta solo la carne di cavallo nel suo complesso e non i vari tagli, come nel caso del manzo il cui consumo al contrario è elevatissimo. “La carne di cavallo ha il vantaggio di apportare molto ferro, ma contiene anche un’ elevata quantità di grassi: circa il 7%, rispetto ad alcuni tagli di manzo che ne hanno l’ 1%. Generalmente la carne di cavallo costa di più di quella di manzo, ma questo non corrisponde a un migliore apporto nutrizionale. Pensiamo al caviale: costa moltissimo ma è spesso pieno di sale, dunque non particolarmente valido a livello nutrizionale. Per quanto riguarda il ferro, la carne di cavallo ne contiene più del doppio rispetto ad altre carni (3,9 grammi percentuali): il ferro contenuto in 30 grammi di cavallo corrisponde a quello contenuto in 100 grammi di filetto, ma ovviamente le proteine contenute nei due tipi di carne sono le stesse. La carne di cavallo è una buona alternativa al fegato, ricco di ferro ma anche di colesterolo. Va detto che anche verdura, legumi e pesce sono ottime fonti di ferro, anche perché di carne se ne mangia un etto non tutti i giorni, mentre di verdura se ne possono mangiare 500 grammi al giorno. Dunque si assume più ferro attraverso un corretto apporto di verdura”. L. Cu. 19 febbraio 2013 | 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox