1 Aprile 2008

I consumatori: per la famiglie stangata di oltre 1200 euro




Roma
Il balzo dell`inflazione comporterà quest`anno per le famiglie italiane una stangata tra i 1.200 e i 1.700 euro: sono queste le stime avanzate dalle associazioni di difesa dei consumatori.«I dati forniti dall`Istat sono assolutamente allarmanti», afferma Carlo Rienzi (nella foto, ndr), presidente Codacons, secondo il quale «di questo passo, con un`inflazione al 3,3\% e con gli incrementi registrati nei settori trasporti e alimentazione da gennaio in poi si rischia una maxi-stangata su base annua pari a 1.200-1.300 euro a famiglia». E considerata la tendenza dell`Istat «a sottostimare i rincari – aggiunge – un`inflazione così elevata può voler dire solamente che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale». Rienzi chiede perciò «la massima attenzione da parte dei candidati al prossimo Governo».A prendere posizione è anche l`Adusbef che calcola come dal 2002 al 2007 le famiglie dei lavori dipendenti abbiano subito rincari per quasi 7.700 euro. Coldiretti annuncia invece che il prezzo del grano scende al valore più basso degli ultimi due mesi (0,24 euro al chilo), in calo del 27 per cento rispetto al massimo storico al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Ma allo stesso tempo l`associazione fa notare che «mentre il prezzo del grano, fissato quotidianamente dal Chicago Board of Trade, praticamente non varia da Paese a Paese, il prezzo medio del pane raddoppia tra Napoli (1,90 euro/chilo) e Milano (3,56 euro/chilo). Si tratta dell`evidente dimostrazione che – afferma la Coldiretti – l`andamento delle quotazioni del grano non può peraltro essere considerato un alibi per aumenti consistenti del prezzo del pane al consumo sul quale il grano incide appena il 10 per cento». Commento in controtendenza di Confindustria, per la quale non c`è allarme. L`accelerazione dei prezzi al consumo, sostengono gli industriali, «è un fenomeno internazionale, non solo italiano. Infatti, la dinamica è diventata più sostenuta in tutti i Paesi, industrializzati ed emergenti e ha origini comuni. È sostanzialmente confinata a due specifici settori, anche se molto importanti per le loro ricadute sul sistema dei costi e sul benessere dei cittadini: l`alimentare e l`energetico».Al di fuori di questi settori la crescita dei prezzi «rimane contenuta: al netto di alimentari ed energetici è all`1,8\% annuo in Italia e in Eurolandia, 2,3\% in Usa, 1,6\% in Cina (dati di febbraio)». Guardando al paniere dei prezzi italiano si osserva che gli incrementi «non sono affatto generalizzati ma concentrati nei capitoli di spesa delle famiglie in cui rientrano i beni alimentari ed energetici» precisa il Centro Studi di Confindustria.

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