I consumatori “Listini chiari per i prezzi del caffè”
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fonte:
- il Tirreno
LUCCA. Caro caffè, si mobilitano le associazioni dei consumatori. Le posizioni sono forti: dall’ invito (ai consumatori) ad astenersi dalla tazzina al bar e optare per il caffè di casa all’ invito (ai titolari dei pubblici esercizi) a osservare un fondamentale atteggiamento di trasparenza nei confronti del cliente, ovvero a informarlo – attraverso listini leggibili o cartelli di sorta – sul prezzo del caffè che sta per ordinare. In particolare, quest’ ultima è la visione di Fabio Coppolella, responsabile provinciale di Federconsumatori. «C’ è un obbligo di legge – dice – a comunicare i prezzi al pubblico». Mentre è più radicale la prima posizione, quella assunta dal Codacons provinciale attraverso il suo responsabile, avvocato Fulvio Mandriota. Entrambi i movimenti intervengono in nome dei diritti dei consumatori in seguito a una tendenza evidenziata di una quantità di esercizi pubblici che hanno portato il prezzo del caffè a un euro tondo, in alcuni casi anche per problemi di lievitati costi di gestione del locale. Inoltre ci sono esercizi, ma non sono la maggioranza, che hanno deciso di diversificare il costo del caffè: 90 centesimi quello semplice, un euro il macchiato. «E’ vero che il mercato del caffè è instabile e che il commercio del caffè è dominato da poche grandi multinazionali – dice Mandriota -; parlando di caffè è facile il richiamo al prezzo del petrolio, soggetto ad aumenti speculativi. Ma se è vero che entrambi subiscono aumenti del prezzo del mercato, è pur vero che, quando il prezzo del caffè cala, la tazzina al bar non diminuisce». Il responsabile del Codacons continua: «Ritengo ingiustificato l’ aumento della tazzina di caffè considerando gli alti ricarichi di guadagno. Il costo medio di una tazzina al bar per l’ esercente si aggira su 0,20 euro e viene venduta da 0,80 a 1 euro. Invito i consumatori a prendere il caffè a casa, costa un’ infinità in meno». Il conto è presto fatto, sottolinea Mandriota: «Un buon caffè lo paghiamo al supermercato 10 euro al chilogrammo, per una tazzina ne servono 6 grammi, quindi il costo del caffè casalingo è di 0,06 euro a fronte di un costo medio del caffè al bar di 0,80 euro. Insomma il nostro caffè al bar ci costa il 1233% in più!». E quanto al ritocco del macchiato, «non parliamone, è una vera tangente sulla prima colazione – dice Mandriota -. La risposta dei consumatori all’ aumento del prezzo del caffè al bar – continua – deve essere quella dell’ astensione dal consumo, quindi di privilegiare il caffè casalingo, o in ultima analisi utilizzare solo gli esercizi che praticano un prezzo moderato. E’ l’ unico modo per far sentire la propria voce, altrimenti dovremmo arrenderci agli aumenti indiscriminati su tutto». Infine, Mandriota sottolinea: «Sono penalizzati i visitatori di Lucca, i consumatori più deboli, che cadono nella rete della guerra del caffè. Su ciò che accade dovrebbero fare di più gli enti locali. Che già fanno poco a vantaggio di un turismo sostenibile, ma impongono un menu turistico con quattro o cinque consumazioni a prezzo fisso, tra i quali i derivati del caffè».
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