12 Aprile 2006

I consumatori denunciano: il pieno aumentato del 22,8% in un anno

ORO NERO OTTO COMPAGNIE HANNO RITOCCATO IL COSTO DEI CARBURANTI. IL LITRO DI VERDE HA SUPERATO LA SOGLIA DI 1,3 EURO. PER LE FAMIGLIE ALTRI 300 EURO DI SPESA AGGIUNTIVA

Il petrolio sale e piega le Borse. Benzina più cara

Martedì nero sui listini europei. I consumatori denunciano: il pieno aumentato del 22,8% in un anno


ROMA Accerchiati dal caro energia. La fine dell`allarme gas decretato dalla bella stagione non ha spazzato via i timori di aumenti a raffica. Le voci di nuove tensioni geopolitiche stanno spingendo alle stelle il prezzo del petrolio e ieri hanno causato un piccolo “martedì nero“ sulle Borse di tutta Europa. La prospettiva di ulteriori rialzi dell`oro nero è concreta, e già manifesta i suoi effetti sul prezzo della benzina, ieri ritoccato al rialzo da sette compagnie. Come se non bastasse, alla Borsa elettrica le contrattazioni hanno visto schizzare i listini ai massimi. Una circostanza che, in un contesto così carico di incertezze, non promette nulla di buono. Le piazze finanziarie ieri hanno suonato il campanello di allarme. La Borsa di Milano ha chiuso in calo del 2,18 per cento, Francoforte dell`1,47 per cento, Londra dello 0,85 per cento, il Cac di Parigi è sceso dell`1,5 per cento. I mercati sono preoccupati di ciò che sta accadendo in due grandi Paesi produttori: in Nigeria – dove le tensioni etniche hanno fatto crollare le estrazioni del 20 per cento – e nell`Iran del presidente Ahmadinejad, che ieri ha annunciato l`avvio di 164 centrifughe per l`arricchimento dell`uranio. In pochi giorni il prezzo del petrolio è tornato a nuovi massimi storici. Ieri mattina a Londra il Brent ha raggiunto i settanta dollari al barile, a New York ha superato i 69 per ridiscendere nel pomeriggio a quota 68 dollari. Sullo sfondo ci sono anche i problemi in Venezuela, quarto Paese produttore. La settimana scorsa il presidente Chavez ha chiesto più di 50 milioni di euro di tasse arretrate all`Eni che ha risposto minacciando di lasciare i suoi giacimenti sudamericani. Gli aumenti del prezzo del greggio dipendono anche da questioni interne agli Stati Uniti, dove stanno per entrare in vigore nuove norme sulla raffinazione. E dai timori su un possibile allargamento del conflitto medio orientale in direzione iraniana. Quali che siano le cause degli aumenti, il problema è che già si fanno sentire nelle tasche. Delle nove società di distribuzione di benzina presenti in Italia otto hanno aumentato i prezzi suggeriti ai gestori oltre la soglia di 1,3 euro al litro. Solo Q8 resta (simbolicamente) al di sotto a 1,299. Ieri l`Agip ha aumentato il costo della verde di tre centesimi al litro, la Erg da domani aumenta di sedici centesimi. La maggior parte delle altre compagnie – da Total ad Api a Ip – avevano già ritoccato all`insù i listini. Secondo i calcoli che fa il Codacons negli ultimi cinque anni il prezzo della benzina è salito costantemente: +22,8 per cento pari ad un esborso medio annuo per famiglia di oltre 300 euro. La benzina è ovviamente solo una parte del problema, e forse nemmeno il più grave. Negli Anni Settanta, quando le crisi petrolifere colpirono il Belpaese, gli italiani si abituarono in fretta alle domeniche a piedi. Il problema è che l`andamento dei prezzi energetici spesso ha effetti a cascata. Ed ecco perché sempre ieri è aumentato del 2 per cento anche il prezzo “all`ingrosso“ alla borsa elettrica. In questo contesto – assicurano gli esperti – prima dell`estate ci saranno nuovi contraccolpi sulle bollette. La questione energetica – al pari della situazione dei conti pubblici – è la vera emergenza che attende al varco il nuovo governo. Il no al nucleare, l`assenza negli ultimi dieci anni di una politica industriale del settore, la mancata costruzione di nuovi rigassificatori e termovalorizzatori sono tutti elementi che hanno contribuito a fare di una delle più grandi economie del mondo un Paese che per i suoi approvvigionamenti dipende in gran parte dall`estero. Gli effetti dei decreti Scajola di quest`inverno, che avrebbero dovuto imporci un po` di austerity nei consumi, sono stati pressoché nulli. Nonostante la stagione intermedia a marzo la domanda di energia è cresciuta del 3,8 per cento rispetto ad un anno fa. Terna, il gestore della rete elettrica, ha calcolato che è aumentata la domanda anche nell`arco dei primi tre mesi dell`anno: +2,9 per cento rispetto al 2005. A marzo la domanda di energia è cresciuta pressoché ovunque ma si è fatta sentire di più al Nord (+4,3). Al Centro l`aumento è stato del 3,4 per cento, al Sud del 3,1 per cento. Il picco di domanda arriva dalla parte più dinamica del Paese: la somma dei megaWatt chiesti da Friuli, Veneto e Trentino ha fatto segnare +7,6 per cento. Il fabbisogno è stato soddisfatto per l`89,2 per cento con la produzione nazionale e per il restante 10,8 per cento dal saldo tra importazioni ed esportazioni. Qualche segnale di speranza viene dai dati sulla produzione nazionale netta: rispetto al 2005 è salita complessivamente dell`11 per cento. L`energia termoelettrica è cresciuta del 12 per cento, la geotermoelettrica del 5,8 per cento, l`eolica (anche se in Italia è ridotta ai minimi termini) del 14,6 per cento. Cala invece del 3,9 per cento la produzione di energia idroelettrica.

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