29 Giugno 2005

I consumatori chiedono meno fisco sulle benzine

I consumatori chiedono meno fisco sulle benzine

L`erario si mangia il 70\% della somma che paghiamo per ogni litro di carburante e più crescono i prezzi, più incassa



Roma.
La benzina alle stelle, spinta dalla speculazione internazionale. Il barile di greggio supera i 61 dollari, ma si tratta di «futures» cioè di contratti-scommessa, con scadenza tra mesi o anni addirittura. Nessuna relazione immediata col costo reale, industriale, del greggio: eppure poche ore dopo che le agenzie battono la notizia, il prezzo alla pompa s`impenna. Ieri s`è toccato il nuovo record: 1,26 euro per un litro di verde.

Di questo prezzo stellare, inoltre, ai petrolieri, ai gestori, va appena il 30\%. Il 70\% va allo Stato italiano. Il peso del fisco sui carburanti è in Italia tra i più alti del mondo. E questo significa che quando la benzina aumenta, il 70\% di questo aumento finisce nelle capaci tasche dell`erario e solo meno di un terzo va effettivamente a pagare l`aumento del greggio.

Ecco perché i consumatori, i sindacati e alcune forze di opposizione insistono perché il governo stemperi l`aumento dei prezzi alla pompa, rinunciando a uno zero virgola dell`enorme carico fiscale. Dopotutto, sulla benzina, oltre alle famigerate «accise» pesano anche alcune imposizioni che dovevano essere una tantum e poi sono rimaste per l`eternità. Per ogni litro di benzina paghiamo ancora 1,90 lire per la guerra d`Abissinia del 1935, altre 14 lire per la crisi di Suez del 1956, altre 10 lire per il Vajont (1963) e ancora 10 lire per l`alluvione di Firenze (1966). Con la benzina anche i pacifisti più accesi pagano le missioni militari: 205 lire al litro per la missione in Libano del 1983, 22 per quella in Bosnia del 1996. Insomma, il governo potrebbe ben cancellare alcune di queste poste assurde.

Dai consumatori ai sindacati, passando per il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, si chiede l`introduzione di un` accisa mobile: un meccanismo di compensazione, che mantenga fermo il gettito fiscale, riducendo la percentuale del carico fiscale quando il petrolio cresce, e aumentandola quando cala.

La stessa Unione Europea s`affretta a comunicare formalmente che «l`Italia è libera di ridurre le accise sulla benzina quando vuole, perché ha un livello di tassazione doppio del livello minimo previsto dalle norme europee».

Il governo non si pronuncia, però il viceministro dell`Economia, Giuseppe Vegas, fa sapere: «Escluderei un intervento sulle accise». E il presidente dei petrolieri Pasquale De Vita pur ribadendo che una misura fiscale «sarebbe auspicabile», ribadisce – conti alla mano – che il Governo non dispone di grandi margini di manovra: il gettito di quest`anno dovrebbe infatti già registrare un calo di 100-200 milioni di euro per il calo dei consumi e lo spostamento progressivo della domanda dalla benzina al gasolio (su quest`ultimo incide un meccanismo di fiscalità diverso).Mentre il Codacons ricorda, numeri alla mano, che il pieno italiano è tra i più cari d`Europa, dall`Adoc arriva una nuova stima sull`impatto per le famiglie italiane: ipotizzando – spiega – un barile a 80 dollari tra un anno per i consumatori si profilerebbe un`ulteriore stangata di 300 euro.

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