6 Settembre 2005

I consumatori: boicottare i distributori troppo costosi






Vogliono boicottare almeno per una giornata i distributori di carburante che superano una certa soglia di aumenti. Sollecitano la Regione a produrre finalmente un piano energetico che punti sulle risorse alternative. Chiedono, infine, al governo di ridurre ulteriormente le accise e di operare a livello internazionale per accertarsi che il nuovo-caro benzina sia davvero figlio di una diminuzione della produzione reale del greggio e non piuttosto di un?iniziativa esclusivamente commerciale (e parziale) messa in atto dai grandi produttori di petrolio con l?alibi di Katrina. Le associazioni dei consumatori interpretano la rabbia e l?impotenza degli automobilisti, che in queste giornate scoprono alle pompe di servizio nuovi e sensibili aumenti. E fanno nuove proposte. In particolare: a livello nazionale Altroconsumo offre agli automobilisti un utile vademecum da consultare su internet e invita gli utenti a boicottare quelle pompe di carburante il cui prezzo supera la soglia ritenuta equa dall?associazione di consumatori (per Napoli è 1,373 benzina servito; 1,339 benzina fai da te; 1,213 diesel servito; 1,183 diesel fai da te). Altroconsumo, infatti, ha compiuto in queste ultime ore dei rilevamenti in quattro metropoli della penisola (Roma, Milano, Napoli e Torino) e ha accertato che proprio nel capoluogo campano si verificano gli sforamenti più alti. In ogni caso, secondo Altroconsumo risparmiare, nonostante il prezzo sia alle stelle, è possibile, fino al 3-5 per cento a seconda del tipo di carburante. Basta fare un confronto tra le pompe. E giovedì la campagna «Boicotta il carovita» giungerà al culmine. Più radicale Ciro Pesacane, dell?associazione contribuenti utenti e presidente nazionale del Forum ambientalista: «Siamo soltanto all?inizio. Tra una decina di giorni avvertiremo il peso di questo caro-petrolio anche sulle nostre tavole, per i rincari dei prodotti susseguenti all?aumento dei costi del trasporto delle merci». Di qui la proposta: «Bisogna cominciare a cambiare prospettiva, cercando di liberarci dal ricatto del petrolio e tentando di produrre energia alternativa. Ci conforta in questo l?esempio della Germania, che con il 33 per cento di risorse alternative risente meno di noi del caro-petrolio. D?altronde, non c?è da farsi illusioni, lo dicono gli esperti: Katrina ha soltanto accelerato un percorso che è già in atto, intanto entro il 2006 il prezzo del petrolio aumenterà fino ai 90 dollari al barile». Infine l?appello a Regione e Governo: «In Campania manca un piano energetico e Palazzo Chigi può fare molto di più di quanto non faccia oggi: è mai possibile che siamo l?unica nazione in Europa a dipendere totalmente dalla risorsa-petrolio?». Al Governo si rivolge anche l?avvocato Giuseppe Ursini, del Codacons, nella convinzione che siano almeno due le direzioni verso le quali muoversi. Spiega Ursini: «Innanzitutto, bisogna adoperarsi per diminuire ulteriormente le accise. L?ultimo taglio è stato davvero poca cosa e il guadagno del 60 per cento per lo Stato è ancora troppo elevato. Basterebbe tagliare sulle tasse per consentire agli utenti prezzi più accessibili». Ma non è tutto. Secondo Ursini, infatti, c?è un?attenta verifica che il Governo italiano dovrebbe fare a livello internazionale, «perché la percezione è che ancora una volta i grandi produttori di petrolio abbiano determinato degli aumenti in maniera arbitraria, a fini esclusivamente commerciali, e non giustificati dalla produzione reale del greggio che resta invece sufficientemente alta».

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