I Comuni devono attrezzare `adeguati` spazi di sosta libera
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fonte:
- Il Resto del Carlino
I Comuni devono attrezzare `adeguati` spazi di sosta libera nelle `immediate vicinanze` dei parcometri, come esplicitamente imposto dal Codice della strada. Questa insistenza sugli spazi di sosta libera da parte del legislatore e delle magistrature, che si contrappone alla pervicace tendenza dei sindaci a coprire tutte le città di strisce blu, è rivelatrice di uno scontro tra due visioni opposte: la sosta su suolo pubblico come servizio per il cittadino, per dare maggiore fruibilità ai parcheggi, aumentando la rotazione delle auto e permettendo così una maggiore condivisione di una risorsa scarsa da un lato, e la sosta come tassa, dall`altro. Peccato che la sosta a pagamento, intesa come tassa, non sia permessa in Italia. Quindi il cittadino deve poter parcheggiare gratis, se vuole. L`art.7 comma 8 del Codice della strada è sempre stato chiarissimo: il Comune `deve riservare un`adeguata area destinata a parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta` nelle `immediate vicinanze` della sosta a pagamento. Come hanno fatto, fino ad oggi, i Comuni ad aggirare questo vero e proprio diktat? Sfruttando il solito cavillo formale: il Codice della strada infatti permette eccezioni nel caso di aree a traffico limitato o di `particolare rilevanza urbanistica nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico`. CON UNA SEMPLICE delibera di giunta, che dichiarasse zone di periferia semi-deserte come zone di particolare rilevanza, si potevano estendere le strisce blu dove si voleva. Fatta la legge, fatto l`inganno. Ma la Cassazione e il giudice di pace di Milano hanno richiamato esplicitamente il principio di prevalenza della sostanza sulla forma: non è sufficiente una pura dichiarazione formale, ma bisogna che la cosa sia vera. E ciò sembra segnare la fine di una politica della sosta che ha funestato quasi tutte le città italiane. Nonostante queste criticità, il Comune di Bologna intende allargare ancora le aree a pagamento. Il nostro giudice di pace ha sul tavolo ricorsi analoghi a quelli milanesi (patrocinati dal Codacons, per chi fosse interessato) perché nella quasi totalità della prima periferia bolognese non esistono più aree di sosta libera. E naturalmente la periferia bolognese non ha, nella realtà, i requisiti di particolare rilevanza urbanistica e di traffico richiesti. Come risponderà il giudice di pace di Bologna? Seguirà le orme del suo collega milanese o proverà ad inventarsi nuove strade, magari quella di far scadere i termini in cui lui stesso deve pronunciarsi, per cui la multa sarà sì annullata, ma si eviterà l`imbarazzo di un pronunciamento disastroso per l`attuale amministrazione?
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