1 Dicembre 2009

I clienti scendono in piazza Venerdì corteo in centro, poi volantinaggi in ogni città

Solo un caso, il più semplice, è stato finora risolto: era un «prelievo» di 200 mila euro da un conto corrente

 

A distanza di quasi tre mesi dalla scoperta di considerevoli ammanchi dai conti correnti e dai depositi titoli di numerosi clienti di Unicredit Banca di via Gattapula, il Codacons, l’associazione per la difesa dei diritti dei consumatori, che assiste circa 120 correntisti, ha deciso di passare all’offensiva.  Stanco di promesse e di valutazioni parziali, il Codacons ha programmato per i prossimi giorni alcune azioni dimostrative.  Lo ha annunciato ieri l’avvocato Bruno Barbieri, 46 anni, vice presidente nazionale del Codacons e responsabile regionale dell’associazione. «Il 60 per cento dei clienti Unicredit – dice Barbieri – dopo 3 mesi dall’inizio della vicenda non ha ancora ricevuto copia degli estratti conto relativi alla gestione titoli degli ultimi 10 anni. Ora ci faremo sentire». IL PRIMO CORTEO. Così la prima protesta pubblica sarà messa in atto venerdì prossimo con una manifestazione che prenderà il via dalla sede di via Gattalupa di Unicredit e che si concluderà, lungo la via Emilia, fino a piazza del Monte. La marcia dei correntisti espasperati inizierà alle 10. «Una nostra delegazione – aggiunge l’avvocato Barbieri – chiederà al Prefetto di essere ricevuta, per esporre il problema». Ma questo sarà solo il primo passo. La prossima settimana, la protesta diventerà più capillare: «Stiamo organizzando un volantinaggio – continua Barbieri – che si svolgerà davanti a tutte le sedi Unicredit delle principali città dell’Emilia Romagna. Comiceremo da Reggio e poi sarà la volta delle agenzie di Modena e Bologna. Faremo sapere agli altri clienti di Unicredit ciò che è accaduto nell’agenzia reggiana di via Gattalupa». COME ROBIN HOOD.  Secondo il Codacons, la «bolla» degli ammanchi, calcolata attorno ai 20 milioni di euro complessivi, avrebbe interessato nel corso degli ultimi 10 anni circa 120 clienti dell’agenzia bancaria di Ospizio. «Finora – riprende l’avvocato Barbieri – una sola situazione è stata risolta dalla banca, perchè era la posizione più semplice. Da un conto corrente sono spariti ben 198 mila euro con un giro conto che portava una firma falsa. La banca ha riconosciuto il falso e ha accettato di reintegrare la somma prelevata indebitamente, con un equo risarcimento del danno». In tutti gli altri casi ci sono ancora verifiche in corso. I correntisti Unicredit, che hanno dichiarato di aver subito ammanchi sul proprio conto bancario, sono tutti clienti della ex direttrice Maria Carmela Maniscalco, 57 anni, ora al centro di un’inchiesta giudiziaria. La donna è accusata del reato di appropriazione indebita a favore di terze persone, e non di se stessa. Dunque, secondo l’ipotesi di reato, la ex dirigente si sarebbe appropriata di denaro non per metterlo nelle proprie tasche, ma a favore di altre persone. Lei insiste a dire di non aver mai rubato neppure un Euro. «Potrebbe anche essere vero questo – aggiunge l’avvocato Barbieri -, ma di certo ha prelevato dai conti dei clienti dei soldi che poi ha girato a qualcuno altro. Ha fatto come Robin Hood, ma ha usato i soldi di altri clienti della stessa banca».  Secondo il Codacons, il meccanismo consisteva nel promettere ai clienti guadagni elevati sulle gestioni patrimoniali, che in realtà non erano reali. «Per 10 anni la situazione reale è stata gonfiata rispetto ai rendiconti prospettati. Poi se qualche cliente chiedeva di rientrare in possesso di somme per fare alcuni investimenti, la ex direttrice prelevava i soldi da altri conti.  Tutto ciò emerge dalle verifiche di Unicredit in contraddittorio con Codacons». Perchè la Maniscalco faceva tutto ciò? «Credo per questioni interne di carriera – conclude Barbieri – cioè per acquisire sempre nuovi clienti e per far credere di essere diventata ormai indispensabuile alla banca». INTERESSI ELEVATI. E per alcuni clienti gli interessi prospettati erano davvero allettanti. «La direttrice Maniscalco mi aveva promesso un rendimento sicuro del 6,50 per cento», dice Salvatore Giordano, pensionato di 65 anni, ex artigiano edile. «Così nel 2007 ho consegnato alla ex direttrice, che peraltro conoscevo da quasi 30 anni, assegni per un totale di 60 mila euro. Tanto più che ho sempre continuato a seguire il mio conto: ogni 6 mesi entravo in banca per ritirare gli interessi, che mi sono sempre stati consegnati. Ma alla fine ho scoperto che il capitale era sparito». E ad altri pensionati la ex direttrice aveva proposto investimenti considerati «sicuri», che avrebbero reso dal 4 all’8 per cento per interessi annui.
 

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