29 Settembre 2016

I clienti pagano i salvataggi bancari

I clienti pagano i salvataggi bancari
conti correnti, aumento da 12 a 25 euro per coprire i costi di banca etruria & c.

TRENTO – Alcune grandi banche italiane presenti anche in Trentino come Unicredit e Banco Popolare stanno caricando una parte dei costi del salvataggio di Banca Etruria & c. sulle spalle dei correntisti. La denuncia arriva dal Codacons. «In arrivo la tassa sui salvataggi bancari, che sarà applicata sui conti correnti degli italiani – scrive l’ associazione dei consumatori – Alcune banche, infatti, stanno inviando comunicazioni ai propri correntisti, informando dell’ applicazione di questo nuovo e suggestivo balzello, il cui importo arriva a 25 euro annui, motivando tale scelta con la necessità di rientrare dei costi del Fondo Nazionale di Risoluzione». «Si tratta di una tassa inaccettabile, contro la quale scatterà una raffica di denunce – avvisa il presidente Coda cons Carlo Rienzi – Le conseguenze della mala gestione bancaria viene scaricata sugli italiani. Se anche un solo euro dei soldi dei correntisti verrà prelevato dalle banche con questo nuovo balzello, non solo inviteremo i clienti a chiudere i conti e ritirare i propri soldi, ma presenteremo una serie di denunce in Procura alla luce della possibile fattispecie di appropriazione indebita». Tutte le banche italiane hanno contribuito ai fondi necessari per evitare il default dei quattro istituti regionali Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. L’ intervento, deciso da governo e Banca d’ Italia nel novembre 2015, ha consentito di salvare il grosso del risparmio e dell’ attività delle quattro banche, anche se non ha potuto evitare perdite agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati. Le Casse rurali trentine, ad esempio, hanno sborsato complessivamente 25 milioni di euro, che hanno pesato anche sui conti 2015. Ma il comitato esecutivo del Banco Po polare il 6 settembre ha deciso un parziale recupero dei costi sostenuti per i salvataggi bancari, che nel suo caso ammontano a 152 milioni, attraverso una maggiorazione di 25 euro sulle spese dei conti correnti. I clienti, sia famiglie che imprese, si ritroveranno l’ addebito il prossimo 31 dicembre. «La manovra – si legge nella nota della banca – si giustifica come parziale recupero dei contributi versati dal Banco Popolare al neo costituito Fondo Nazionale di Risoluzione». Banco Popolare è presente in Trentino con 15 filiali (nella foto) con le insegne Popolare del Trentino e Popolare di Verona, corrispondenti all’ 1,69% del mercato provinciale, circa 200 milioni di depositi. Analogo provvedimento è stato preso da Ubi Banca, non presente in Trentino ma partecipata da azionisti trentini come l’ Isa. «L’ incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti – ha spiegato il consigliere delegato Victor Massiah – è legato ad un vero e proprio aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per determinare i depositi della clientela, che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni. Tra questi anche il fondo interbancario». Unicredit, che in regione conta 62 sportelli con 2.240 miliardi di depositi e conti correnti, ha ritoccato dal 1° luglio il canone mensile di alcune tipologie di conto corrente, i conti denominati MyGenius Silver, Gold e Platinum, di 2 euro al mese, portando il costo totale a 5, 7 e 12 euro al mese. La banca motiva l’ aumento con «servizi aggiuntivi» ma nell’ estratto conto ai clienti si legge che la causa sono «alcuni interventi legislativi e/o regolamentari nonché impegni imposti da Autorità» che hanno determinato più costi e minori ricavi per la banca. «Non ci sarà alcun trasferimento dei costi sui conti correnti» è invece la posizione di Intesa Sanpaolo, espressa ieri nell’ audizione in commissione Finanze alla Camera sui rapporti tra la clientela e gli istituti di credito.
francesco terreri
 

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