2 Febbraio 2011

“I cittadini? Dissuasi a usarla”

L’ esperto «I cittadini? Dissuasi a usarla»

DA MILANO Difficile da promuovere, impossibile da sostenere economicamente e inutile, vista l’ assenza del cosiddetto “danno punitivo”, che in America permette ai cittadini che promuovono una class action d’ essere risarciti anche moralmente per il danno subìto, e in Italia no. Marco Ramadori, presidente del Codacons e legale specializzato nel campo delle azioni risarcitorie collettive, è realista: «Abbiamo ottenuto due risultati importanti, ma l’ impiego massiccio dell’ azione di classe in Italia rimane praticamente impossibile». Perché questo pessimismo? Per le modalità con cui la class action è stata introdotta nel nostro Paese, a differenza per esempio che in America. Negli Stati Uniti è previsto il cosiddetto triple damage, il danno punitivo: la giuria può cioè condannare un’ azienda non solo al risarcimento integrale del danno, ma anche a somme molto superiori, volte a disincentivare in futuro le pratiche scorrette. Sotto la minaccia di risarcimenti senza limiti, spesso (nel 60-70% dei casi) si arriva addirittura a una transazione prima della sentenza di merito. E da noi invece? Il danno punitivo non è previsto. Faccio l’ esempio dell’ azione dichiarata ammissibile per il test della suina: coloro che aderiranno entro aprile alla class action saranno risarciti dei 13 euro di quel test, e questo qualora abbiano conservato lo scontrino d’ acquisto. Morale? L’ azienda risarcirà soltanto una piccola fetta dei consumatori danneggiati e per una cifra irrisoria rispetto al guadagno complessivo incassato. Ma c’ è di più. Prego. Il danno punitivo, per assurdo, in Italia è previsto per il consumatore: qualora la class action che ha avviato risulti inammissibile, sarà costretto a risarcire lui l’ azienda, la cui immagine risulta “danneggiata”. In una parola, il meccanismo introdotto nel nostro Paese è fatto apposta per dissuadere i cittadini a intraprendere azioni collettive. Che fare? Continuare, lo stesso, ad avanzare class action. E sperare che le cose cambino.

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