17 Maggio 2017

I cibi per scuole e ospedali erano avariati reati prescritti

I cibi per scuole e ospedali erano avariati reati prescritti

GABRIELLA DE MATTEIS LA SENTENZA di secondo grado del processo “Cascina” è arrivata dopo sedici anni. E ora i giudici della Corte d’ Appello dicono che i reati, le truffe ai danni di comuni e ospedali, ci sono stati ma non possono più essere perseguiti. Fornitori e dirigenti della società “Cascina”, travolta dallo scandalo nel 2003, teoricamente sono colpevoli perchè, scrivono i giudici, «erano pienamente consapevoli che le merci di qualità studente o comunque prive degli indispensabili requisiti igienici che deliberatamente fornivano erano somministrate nelle mense ospedaliere o scalastiche». Il tempo ha cancellato le accuse, ma non il diritto delle parti civili (Comune di Bari, Asl, Adisu, Codacons, Adoc e Federconsumatori) ad essere risarciti. Diciassette gli imputati condannati in primo grado. E di fatto salvati dalla prescrizione. I giudici, pur dichiarando che i reati non possono più essere perseguiti, si pronunciano nel merito. E per questo citano alcune intercettazioni telefoniche, raccolte dai carabinieri del Nas e soprattutto richiamano la posizione di Luigi Partipilo, uno dei fornitori e la sua consapevolezza di «fornire deliberatamente carce scadente al Policlinico, alle scuole e agli altri enti, conservando la carne migliore per i clienti del negozio». Particolare del quale erano a conoscenza, ricostruiscono i giudici, i dirigenti della Cascina. «Nonostante tale consapevolezza continua la Corte d’ Appello quest’ ultimi non interrompevano i rapporti con il fornitore, ma tendevano a coprirlo o facevano finta di nulla perchè contenesse i prezzi». Tra coloro che in primo grado erano stati condannati, oltre a Luigi Partipilo, ci sono Salvatore Menolascina ed Emilio Roussier Fusco, all’ epoca rispettivamente amministratore di fatto e responsabile commerciale della sede di Bari della Cascina. Proprio contando su un «rapporto di consolidata amicizia» con Menolascina, Partipilo avrebbe fornito «prodotti di pessima qualità» a prezzi maggiorati. La Corte d’ Appello parla di «innumerevoli, gravi e ampiamente riscontrate dalle prove documentali e testimoniali», che «tuttavia concernono prestazioni erogate al più tardi negli ultimi mesi del 2002» e per questo episodi prescritti. Lo scenario tratteggiato con le motivazioni della sentenza di fatto conferma l’ impianto dell’ accusa, sostenuta dai pm Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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