24 Luglio 2019

«I candidati escano allo scoperto»

università di catania. l’ associazione “trasparenza e merito” chiede agli aspiranti rettori di esprimersi su eventuale costituzione di parte civile e adozione delle regole dell’ anac
Gianluca RealeCatania. «Chiediamo a tutti e cinque» i candidati «di dichiarare pubblicamente prima delle elezioni se intendono: 1) fare costituire l’ Ateneo come parte civile al processo nei confronti dei docenti coinvolti nell’ inchiesta “Università bandita”; 2) modificare il regolamento e dare finalmente attuazione al Piano anti-corruzione Anac reso obbligatorio dal Ministero per tutti gli atenei; 3) promuovere l’ istituzione di una figura terza in grado di poter garantire legalità e trasparenza, con potere di verifica e garanzia delle procedure concorsuali». È questa la richiesta che avanza l’ associazione “Trasparenza e Merito. L’ Università che vogliamo”, tramite il suo portavoce e fondatore Giambattista Sciré, il ricercatore a cui la giustizia amministrativa e penale ha dato ragione su un concorso che nel 2011 non lo vide vincitore nonostante fosse più titolato e che non è mai stato reintegrato dall’ Università di Catania.Richieste che meriterebbero una risposta. E che, credono alcune componenti dell’ ateneo, non possono non essere poste in questa campagna elettorale “balneare” e piena di insidie. L’ occasione per affrontarle potrebbe essere il primo confronto fra i cinque candidati alla guida dell’ ateneo – Salvatore Barbagallo, Vittorio Calabrese, Agatino Cariola, Francesco Priolo e Roberto Purrello – dopodomani, nell’ auditorium De Carlo ai Benedettini, di fronte ai colleghi della vasta area umanistica e delle scienze giuridiche, economiche e sociali. “Trasparenza e Merito”, intanto, «guarda con attenzione e preoccupazione alle vicende dell’ ateneo dopo i noti fatti emersi dall’ inchiesta “Università bandita”» e afferma che «i reati ipotizzati [], il linguaggio delle intercettazioni richiedono una riflessione autocritica da parte di tutto il mondo accademico di fronte all’ opinione pubblica, che finora è mancata». Sulla questione del «reclutamento», definita dall’ associazione una «emergenza costituzionale, laddove gran parte dei concorsi pubblici vengono “pilotati”» per Scirè è insufficiente l’ invio degli ispettori annunciato dal premier Conte in accordo con il ministro Bussetti. Sarebbe stato necessario il commissariamento. «La tesi che si possa commissariare un ateneo “esclusivamente per casi di dissesto finanziario” – afferma Sciré – parrebbe infondata. Si è trattato forse di una scelta politica del Ministro per evitare di creare il precedente []. Nell’ ambito dei più generali poteri riconosciuti al Miur di indirizzo e di coordinamento delle università, e in particolare, nello stesso decreto luogotenenziale del 1944, al ministro è sempre possibile procedere, nel caso di “gravi motivi” e reiterate violazioni di legge, al commissariamento degli atenei». Insomma, si sarebbe scelta invece «una scorciatoia secondo la logica che «i panni sporchi si lavano in casa». Sciré, inoltre, in sintonia con le dichiarazioni dei giorni scorsi del Codacons Sicilia, non ritiene corretta neanche la procedura di indizione delle elezioni affidata al decano perché «l’ unico “organo accademico” competente ad avviare la procedura elettorale è il Senato accademico che non può essere convocato e presieduto da altri all’ infuori che dal Rettore o dal Prorettore». Il decano Vincenzo Di Cataldo ha già risposto pubblicamente, ma la querelle non sembra essere finita qui.

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