10 Marzo 2012

I cali più vistosi riguardano energia e beni di consumo

I cali più vistosi riguardano energia e beni di consumo

 Roma. Produzione industriale ai minimi dal 2009.I dati diffusi ieri dall’ Istat indicano una flessione del 2,5% sul mese e del 2,1% su base annua. Il ribasso annuo è il più forte dal 2009, che segnò il picco della crisi. Allarme rosso per l’ auto. La produzione di autoveicoli è scesa a gennaio del 33,5% secondo l’ indice grezzo e al 36,8% in base ai giorni lavorativi. Nella media del trimestre novembre-gennaio, si ha un crollo dell’ 1,9% sul trimestre precedente. I cali più vistosi riguardano l’ energia (-5,9%) e i beni di consumo (-5,8%), ma la flessione interessa anche beni intermedi (-5,4%) e strumentali (-4,2%). Su base annua, segnali di crescita solo per l’ attività estrattiva (+5,8%), computer elettronica, ottica (+2,3%). Le flessioni più ampie sono rilevate nell’ industria del legno, carta e stampa (-16,3%), fabbricazione di coke e raffinazione di petrolio, apparecchiature elettriche (1,4%). La fotografia dell’ Istat sull’ attività industriale è fatta, quindi, di quasi tutti segni meno, che cancellano il buon risultato, almeno sul piano congiunturale, ottenuto a dicembre. Su base tendenziale, invece, diventano ben cinque i mesi consecutivi in discesa, con l’ ultimo dato positivo che risale ad agosto 2011. E non confortano le previsioni per il mese di febbraio: secondo il Centro studi di Confindustria, infatti, si registrerà l’ ennesimo calo (-1% congiunturale), un’ altra conferma del difficile momento che l’ industria italiana sta attraversando. Gli economisti di viale dell’ Astronomia sottolineano che “l’ arretramento di febbraio, accentuato dalle avverse condizioni meteorologiche e dal parziale blocco delle forniture di gas, conferma il quadro di profonda debolezza dell’ industria italiana, aggravatosi dal secondo trimestre del 2011”. Tanto che, fa sapere il Csc, “dall’ aprile del 2011 l’ attività è diminuita del 6,2% (-0,6% medio mensile)”. La situazione diventa ancora più chiara se si fa qualche confronto: stando ai calcoli del Csc si riduce al 5,4% il recupero dai minimi della recessione (marzo 2009), mentre si amplia al -22,1% la distanza rispetto al picco di attività pre-crisi (aprile 2008). Il dato dell’ Istat sulla produzione industriale era “inevitabile, considerato il crollo dei consumi ormai generalizzato”, osserva il Codacons e attribuisce la crisi alla bassa crescita e ad una politica fiscale che brucia il potere d’ acquisto delle famiglie italiane, le più povere naturalmente. Anche la Federconsumatori non si meraviglia dei dati Istat. Dal 2010 il potere d’ acquisto delle famiglie si è ridotto del 5,8%, pari a 1.711 euro a famiglia. Il tasso di crescita del Pil potrebbe ridursi del 2%. La Cisl denuncia la grave recessione dell’ economia, documentata dal crollo del 12,9% dei beni di consumo. La Confindustria già prevede per febbraio una flessone della produzione dell’ 1%. Non c’ è recupero. Paolo R. Andreoli

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