I cacciatori di anziani tra truffe, furti e rapine «È una piaga sociale»
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fonte:
- Il Giorno
di AGNESE PINI MILANO PER IL GIOVANOTTO di turno non è affatto un disturbo. «Si figuri, l’ aiuto io». Per la signora di turno è un inatteso piacere: «Grazie, grazie». Salire tre gradini, tenere aperto il portone, reggere le buste della spesa. «Lasci fare a me». E poi è un attimo: via la collanina d’ oro, via la borsa, via l’ orologio. Il segno distintivo della vittima ? e oltre al danno economico e alle eventuali conseguenze fisiche, bisogna immaginare il senso, profondo, di mortificazione e di vergogna ? è l’ età. Dai 65 anni in su, dicono le statistiche, che registrano un fenomeno in costante aumento negli ultimi due anni: colpa della crisi? Anche. Fatto sta che la categoria «furti, rapine, truffe agli anziani» sta assumendo i connotati di una piaga sociale. Parlano i numeri, su Milano: da 395 casi nel 2011 a 559 nel 2012, quasi due al giorno. E parlano i bollettini delle forze dell’ ordine: sono questi over 65, spesso ma non sempre soli e quindi indifesi, i protagonisti dei fatti di cronaca archiviati come «piccola criminalità». Piccola ma feroce. Perché il «cacciatore di anziani» è ben organizzato e soprattutto spregiudicato. Le sue prede? Un lui o una lei, poco conta. Per il balordo improvvisato o per la banda specializzata è talmente facile che colpire equivale a sparare nel mucchio. Il loro identikit si è evoluto nel tempo, le loro tecniche si sono raffinate. NON PIÙ soltanto la gang di nomadi un po’ improvvisata ? due o tre «lavoretti» a giornata, bottini medi da mille euro ? ma vere e proprie reti criminali strutturate che, da quest’ anno, hanno per la prima volta assunto lo status di associazioni a delinquere. Con questa accusa, a settembre, ne hanno arrestati 12: palermitani d’ origine, fra i 44 e i 62 anni. Abbindolavano il malcapitato di turno con una messinscena collaudata, per mettere a segno la vendita «a prezzo stracciato» di un gioiello inevitabilmente falso. Connotati simili aveva la banda condannata nel marzo scorso: due uomini e tre donne tra i 27 e i 44 anni. «Truffatori seriali», erano stati definiti, nel curriculum almeno 60 colpi solo a Milano. Si spacciavano per amici, parenti, tecnici del gas e della luce, poliziotti. «Tattiche vecchie e nuove, da usare e riciclare per impadronirsi di gioielli, denaro, conti correnti», spiega Marco Donzelli, presidente Codacons. E hai voglia a diffondere vademecum e consigli di prevenzione: «Questi malviventi giocano sulla debolezza psicologica delle vittime, il raggiro più odioso». VENERDÌ scorso, siamo in via Bartolomeo D’ Alviano, una signora di 79 anni riceve una telefonata. Lui si presenta come suo «nipote», dice di aver fatto un incidente, dice di aver bisogno di soldi. «Sì, ma subito, adesso, che è grave e urgente e bisogna sistemare la cosa». Lei si preoccupa, in un attimo mette insieme tutto quello che può: alla fine sono 4.300 euro. Stesso giorno, questa volta in via Pennini. A casa di un novantenne citofona uno sconosciuto: «Scusi il disturbo, sono un amico di sua figlia». La figlia, giura l’ uomo, «ha bisogno di denaro». E il truffatore si mette in tasca mille euro. Due casi-tipo, se ne possono raccontare centinaia. Tra i sistemi più collaudati c’ è quello della falsa beneficenza. Lui è sempre ben vestito e di mestiera fa il medico, l’ avvocato, il commercialista. Finto, è chiaro. «Buonasera, sa dove posso trovare il deposito per questa donazione?». E così il malcapitato viene convinto a contribuire alla causa, ovviamente inesistente: «Partecipi anche lei, faccia del bene». Ci sono poi i trucchetti intramontabili. In azione entra in genere una lei, spesso accompagnata da bambino: «Scusi, le ho rovesciato il gelato, il caffè, l’ acqua». E con la scusa di pulire, a sfilare il portafoglio ci si mette un attimo. Le contromisure ci sono, funzionano. I risultati, anche. Il Comune contribuisce con AssicuraMi, la polizza per gli over 70 vittime di truffe. Dal 2005 c’ è poi un pool di pm creato ad hoc, ed esiste una speciale sezione di polizia giudiziaria che fa anche attività di prevenzione. Eppure non basta. I copioni si ripetono, la prudenza ? anche dei più giustamente sospettosi ? spesso non basta. «Signora mi dia il braccio, la aiuto io». E la storia ricomincia. [email protected].
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