31 Luglio 2012

I bus «fantasma» di Salerno tagli e debiti: una città a piedi

I bus «fantasma» di Salerno tagli e debiti: una città a piedi

Gigi Di Fiore Inviato Salerno. Una città senza autobus è davvero uno spettacolo singolare. Una visione di altri tempi, anche se a ricordare che comunque siamo nel 2012 ci pensano decine e decine di auto inquinanti che affollano il lungomare Trieste ormai a tutte le ore. C’ erano una volta gli omnibus con i cavalli, oggi ci sono i moderni bus Iveco del Consorzio Salernitano Trasporti Pubblici (il Cstp) che collegano anche il capoluogo con le grandi cittadine della provincia come Nocera, Angri, Pagani. Ci sono, o meglio c’ erano fino a lunedì della scorsa settimana, quando uno sciopero senza preavviso dei dipendenti che rischiano il posto ha bloccato corse e linee, lasciando gli autobus inutilizzati nei depositi. Le fermate, con i numeri delle linee da uno a sei, sembrano pali bianchi e blu messi lì solo per abbellire le strade. Dopo una settimana, il passa parola ha diffuso rassegnazione tra la gente: sono davvero in pochi ad aspettare il raro bus di passaggio. Come due extracomunitari in via Pio XI. Non sapete che dovrete attendere tanto? Alzano le braccia come a dire e che fa, non abbiamo fretta. Beati loro. La gente non bestemmia perché è ormai piena estate, le scuole sono chiuse e tanti sono già in vacanza come dimostrano le decine di posti liberi nei parcheggi da strisce blu in centro, di solito affollati fino all’ inverosimile. Ma la protesta dei 603 dipendenti che da domani saranno licenziati scatena scenari insoliti. Le linee 9 e 4, quelle che collegano la città con l’ agro nocerino-sarnese, le più affollate d’ inverno anche dai lavoratori delle tredicimila aziende dell’ hinterland, sono una chimera. Dopo oltre un’ ora, alla grande fermata con pensilina e sediolini di fronte palazzo Sant’ Agostino, sede della Provincia, arriva un grande bus nero con stampigliata l’ enorme pubblicità del «Chocolat cafè». È un mezzo della linea 4. Incauto e ingenuo il conduttore: di fronte ha i suoi colleghi in sciopero. L’ attenzione che passa dal chi va là a voce scatena una scontata reazione. È un solo urlo: «Omm’ e mmerda!». Non c’ è bisogno di traduzione, chi non sciopera viene considerato un traditore. Un venduto. O peggio. Dopo una settimana, circolano solo quattro autobus su 297. In giornate lavorative d’ inverno sarebbe il tracollo di un sistema di lavoro e relazioni. A fine luglio, per fortuna l’ effetto è più blando. Sotto un sole da 36 gradi, un centinaio di lavoratori si è raggruppato all’ ingresso della sede della Provincia. Dalle sei del mattino, in sette sono saliti su un’ impalcatura dell’ antico palazzo dove sono in corso lavori di ristrutturazione. E stanno lì, a torso nudo. A protestare. Dal basso, i loro colleghi gli mandano buste di plastica con bottigliette di Gatorade e acqua minerale issate su con delle cordicelle. È il sistema del paniere delle nonne, quando non esistevano ascensori e montacarichi. Dopo tante ore sotto il sole, in due si sentono male: per Giovanni e Nicola deve intervenire un’ ambulanza e i liquidi e i sali persi con il sudore vengono reintegrati con una flebo. È protesta, ma conta di più il blocco degli autobus. Ufficialmente, per evitare accuse da interruzione di pubblico servizio, la scusa è che mancano i pezzi di ricambio. In parte è vero, ma la verità è che nessuno, tranne pochi, se la sente di lavorare con l’ incubo della perdita del lavoro. Su una panchina, siede Luca Cascone, assessore ai Trasporti della giunta comunale del sindaco Vincenzo De Luca. Sta qui con i lavoratori che aspettano la riunione di un consiglio provinciale, che stenta ad iniziare e verrà poi rinviato a domani. Esprime le sue speranze: «La soluzione sarebbe un finanziamento della Regione. Se il Cstp fallisce, dobbiamo assicurare il servizio con un appalto ai privati. Titolo preferenziale è l’ assorbimento dei 603 dipendenti che perdono il posto nel consorzio pubblico». I lenzuoli a vernice spray sull’ impalcatura della Provincia urlano frasi chiare: «Non siamo noi lo spreco»; «De Luca – Cirielli, vergogna!». Trascorrono le ore e per corso Garibaldi e via Roma non si vede un bus del Cstp. Passano solo due grandi mezzi della Sita, che collega Salerno con Napoli. Come a cercare una mosca bianca, se si ha pazienza si vede un bus della linea 4 sul lungomare. Dentro ci sono solo una decina di passeggeri. Chissà quanto avranno atteso. Scende una signora, indugia: «La protesta? Poverini, hanno le loro ragioni. Ma credo che presto tutto finirà». Pazienza e rassegnazione, anche se il Codacons annuncia un’ azione legale collettiva per recuperare i soldi degli abbonamenti persi nell’ ultima settimana. Al Comune non arrivano proteste di utenti, sarà l’ estate. Il sole tramonta, ma sull’ impalcatura restano ancora cinque lavoratori. Hanno montato due ombrelloni da spiaggia per farsi ombra. E i salernitani riscoprono le biciclette sul lungomare, poi, naturalmente, danno sfogo a tempo pieno ai loro motorini. Non c’ è altro modo per spostarsi che con mezzi propri. «Noi ci siamo organizzati a turno con un’ auto – spiega Enrico, dipendente di un’ azienda i trasformazione alimentare nell’ agro nocerino sarnese – Non c’ è altro modo, per chi si spostava con il mezzo pubblico. Riempiamo un’ auto di cinque persone, alternandola tra noi. E ci spostiamo tutti insieme da Salerno, dividendo i costi». La necessità aguzza l’ ingegno. Restano inutilizzati, per ora, i biglietti gialli da un euro e venti centesimi del Cstp. Sembra una sciocchezza, ma una grande città senza mezzi pubblici diventa un corpo monco di braccia e gambe. Neanche i tassisti gioiscono delle disgrazie altrui: gli utenti di Radio taxi Salerno non sono mai stati molti, in questi giorni dicono che non si siano visti aumenti consistenti. Chissà se è vero. Potenza dei tagli di spesa pubblica e della crisi. Per ora, Salerno resta il deserto dei bus, dove le auto private fanno la parte del leone. Fino a quando? © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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