6 Febbraio 2020

I buoni pasto sono a rischio La denuncia dei distributori

l’ ultimatum. per quasi tre milioni di dipendenti privati e pubblici pagare il pranzo o la spesa con i ticket potrebbe non essere più possibile. bar e ristoranti fanno causa alla consip per qui!group
bologna. Nessun colpevole per il primo crac di Mercatone Uno, storico marchio dell’ arredamento e della grande distribuzione con sede a Imola (Bologna), legato anche al volto e alle imprese sportive di Marco Pantani. Il gup Domenico Truppa ha assolto tutti e sei gli imputati, con la formula perché il fatto non sussiste. Tra di loro, anche le tre figlie del patron Romano Cenni, morto il 13 marzo 2017. La Procura bolognese, che ha coordinato le indagini della Guardia di Finanza, contestava loro la bancarotta per distrazione e nello specifico diverse operazioni societarie, fatte tra il 2005 e il 2013, per depauperare l’ azienda, arrivando a sottrarre nel tempo 300 milioni alla società, che poi entrò in amministrazione straordinaria. E proprio dopo questo primo dissesto, ad agosto 2018, il gruppo sembrò poter rinascere quando i 55 punti vendita furono acquistati da Shernon Holding. Anche questa società però è finita a sua volta in crisi: il 25 maggio 2019 ne fu dichiarato il fallimento. Secondo la Procura di Milano, dove è in corso la nuova indagine, lasciò un buco da 80-90 milioni. E circa 1.800 lavoratori nei guai: per loro è stata prorogata la Cassa integrazione straordinaria, fino a maggio. I fatti per cui si è concluso in abbreviato il processo di primo grado erano nell’ inchiesta che deflagrò a gennaio 2017 a Bologna, con sequestri e avvisi di garanzia a 10 persone, tra cui il patron Cenni. A processo sono finite le figlie Susanna, Elisabetta e Micaela, l’ ex amministratore Giovanni Beccari, l’ ex consigliere Ilaro Ghiselli e Gianluca Valentini, figlio di Luigi, altro fondatore del gruppo. Per loro il pm Michele Martorelli aveva chiesto condanne da due a 4 anni e quattro mesi. Le motivazioni dell’ assoluzione saranno depositate entro 90 giorni, potrebbero aver tenuto conto degli esiti di una perizia tecnica e della condotta «riparatoria» degli imputati. «Quando il gruppo entrò in crisi» ci fu «l’ impiego di ingentissime risorse familiari messe a disposizione della società Mercatone», ha ricordato l’ avvocato Luca Sirotti che ha difeso le sorelle Cenni e Beccari. alfonso abagnale roma. Buoni pasto a rischio estinzione. Gli esercenti sono sul piede di guerra a causa di commissioni ritenute «insostenibili» per offrire questo servizio a circa 3 milioni di lavoratori, di cui un milione di dipendenti pubblici. L’ attuale sistema dei buoni pasto genera «una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti» per cui «tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, ristoranti, supermercati e centri commerciali perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati che accettano», denunciano le associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione in Italia: Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, ANCC Coop, Confesercenti, FIDA e ANCD Conad che per la prima volta si sono riunite in un tavolo di lavoro congiunto nella sede di Confcommercio. «Un esercente vende prodotti e servizi per un valore di 8 euro ma ne incassa 6,18», precisano, per cui accettare i ticket «è ormai una perdita». Una situazione che «è l’ effetto delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%», lamentano gli esercenti per i quali questo sistema è al «collasso» e richiede «un’ inversione» di rotta. «Siamo arrivati ad un punto limite di sopportazione», affermano, dicendosi «pronti a smettere di prendere i buoni pasto» senza una riforma «entro l’ autunno» e avere come punto di partenza «la revisione del codice degli appalti nella pubblica amministrazione». Per raggiungere l’ obiettivo le associazioni hanno scritto al Ministro dello Sviluppo Economico e a quello del Lavoro «chiedendo di rivedere l’ intero sistema con l’ obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera» e attendono una convocazione dal governo per avviare la discussione. Hanno anche iniziato ad «informare le persone» che frequentano i loro punti vendita «perché alla fine chi potrebbe rimetterci seriamente in questa vicenda sono i consumatori». Hanno fatto causa alla Consip per aver «sottovalutato» le difficoltà finanziarie di Qui!Group, società leader nella fornitura di buoni pasto alla pubblica amministrazione, orain bancarotta e con circa 200 milioni di debiti nei confronti degli esercizi convenzionati. «Consip era a conoscenza già agli inizi del 2017 delle difficoltà della società», sostengono le associazioni, avviando quindi «un’ azione di responsabilità» nei suoi confronti «per omesso controllo». L’ Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto (Anseb) riconosce che deve essere «rivisto» il sistema di gare al massimo ribasso in modo da premiare la «qualità», ma sottolinea che «il mercato del buono pasto è sano e in crescita». Per il Codacons il buono pasto «è un diritto acquisito dei lavoratori» e in caso di stop al loro utilizzo minaccia «una class action».

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