I bresciani scelgono i consumi
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fonte:
- Brescia Oggi
I bresciani scelgono i consumi
Tanta gente fa shopping in centro. Supermercati pieni
Sfilatini, rosette, mele, zucchine, patate, mozzarelle, parmigiano, palombo, branzino e anche la fettina non sono rimasti invenduti sui banconi dei negozi. I registratori di cassa hanno trillato anche ieri, anche nel secondo giorno dello «sciopero della spesa». Tanti consumatori si sono astenuti, gli organizzatori hanno stabilito che a livello nazionale almeno il 40 per cento dei consumatori (20 milioni) ha scioperato, con punte del 50 per cento nelle città del sud (Milano il 22 per cento), ma tantissimi non hanno aderito allo sciopero e hanno fatto regolarmente sia le spese quotidiane, che gli acquisti non ordinari. L?invito rivolto ai consumatori da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori pare non sia stato accolto con entusiasmo dai consumatori bresciani. Morale: gli organizzatori si mostrano entusiasti, mentre i commercianti minimizzano. «Lo sciopero degli acquisti – spiega Filippini di Federconsumatori – è un atto simbolico. L?iniziativa concordata da noi con Codacons, Adusbef e Adoc, ha il significato di rimarcare che se i consumatori si impegnano possono avere un peso. Certo una giornata di sciopero non cambia nulla, ma è un segnale forte verso i commercianti e il Governo. Che i prezzi siano aumentati è un dato di fatto riconosciuto da tutti. Nessuno lo può negare. L?aumento indiscriminato dei prezzi è un fatto risaputo e condiviso, ma manca il senso critico da parte dei consumatori. È difficile passare dalle lamentele sull?aumento dei prezzi all?impegno diretto. E i commericanti minimizzano: a loro conviene dire che la clientela è stata quella di tutti i giorni».
Scopo delle associazioni è quello di far capire ai cittadini, a chi acquista e che quindi regola la domanda sul mercato che è possibile un impegno attivo. Ma l?impegno chiesto ieri ai cittadini-consumatori-clienti non è stato adempiuto. Poco accolti gli inviti a non fare colazione al bar. Così come vano è stato l?invito di non usare il taxi, ma i mezzi pubblici e di rinviare a oggi ogni acquisto. Brixia radio taxi ha ricevuto in mattinata 600 chiamate. Inutile anche l?invito a non comprare e fumare sigarette e non usare il cellulare, se non per chiamate urgenti.
Il viaggio nel regno bresciano del consumo inizia a metà mattina. La prima tappa è in uno dei templi del consumo, l?autogrill. È metà mattina e al bancone dell?area di servizio Sebino si contano almeno dieci caffè e un paio di cappuccini con relative brioche. Non manca nemmeno chi sta mangiando un panino o un trancio di pizza o chi compra pasta, tranci di mortadella, pomodorini piccanti e videocassette.
Il viaggio nel «Bengodi» bresciano prosegue in centro. Il parcheggio di piazza Vittoria è pieno come un uovo. Fuori, in piazza, alla maxi bancarella di frutta e verdura di Cancelli Ferdinando e figli sono in sette a servire una ventina di clienti in coda. «È una mattina come tutte le altre – commenta Cancelli -, una mattina di lavoro». Meno gente alla bancarella successiva di formaggi e salumi di Aristide Cavazzini: «Questa mattina ci sono in giro pochi clienti – commenta amaramente -, ma non per lo sciopero. È da qualche giorno che va così. La gente in questi ultimi giorni ha speso tutto per la scuola, e adesso si fanno i conti e si sta attenti». Giornata di magra anche alla macelleria all?angolo di via Calini: «È un calo cronico di clientela – dice Irma, sorella del titolare -, il centro chiuso alle auto sta uccidendo il commercio, lo sciopero dei consumatori non influisce, i clienti di questa mattina sono uguali a quelli di ieri».
Clienti più numerosi del solito alla pescheria Lazzaroni in via Dandolo: «Stiamo lavorando più di mercoledì» commenta Lazzaroni. E gli fa eco Pantaleo, commerciante fruttivendolo nella stessa zona: «Questa mattina c?era un bel movimento, ho lavorato più dei giorni scorsi». Lavoro di una normale mattinata infrasettimanale anche da Il Fornaio di via Gramsci: «Se c?è stato sciopero della spesa – dicono in forneria – non è stato di certo con il pane».
Clientela da giovedì mattina anche in altri negozi di corso Zanardelli. Non è stato notato nessun calo delle vendita da Ricordi, Benetton 012, Foot Locker, Calzedonia («soprattutto acquisti per i bambini»), all?Ottica Zanardelli, Arimo e La Stilografica. «Nessun calo nelle vendita – commenta Paolo Massoletti di Eurosport -, abbiamo lavorato come una mattina qualsiasi».
Nessun calo di lavoro nemmeno nei bar, anche se per un cappuccino e brioche, consumati al banco, si spendono 2 euro e 22 centesimo: praticamente 4.299 delle vecchie lire contro una spesa, alla fine del 2001, che si aggirava sulle 3.700 lire.
I bresciani non hanno disertato neppure la grande distribuzione: clientela normale alla Esselunga di via della Volta, al Di Meglio di via Zadei e alla Coop di via Corsica. «Lavoro normale, nessun calo» dicono praticamente all?unisono i direttori.
E i consumatori? Colti al momento dell?acquisto paiono quasi doversi giustificare e rispondono tutti praticamente allo stesso modo: «I prezzi sono aumentati troppo, è una vergogna. Sapevo dello sciopero, ma era l?unico giorno in cui potevo fare la spesa».
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