6 Novembre 2020

«I bimbi tornino in classe» La rabbia dei genitori e il pressing dei sindaci

Serena COSTA Rabbia, disagi e delusione: cresce la protesta dei genitori degli alunni delle scuole elementari e medie leccesi. L’ altro ieri sera, il governatore Michele Emiliano e l’ assessore regionale alla Sanità, Pierluigi Lopalco, avevano ribadito la vigenza del provvedimento regionale che impone la didattica a distanza nonostante l’ ultimo Dpcm consenta le lezioni in presenza per le elementari e le medie. Ma i genitori leccesi ribadiscono: «La didattica a distanza non è scuola. I nostri figli più piccoli stanno rimanendo indietro con il programma, anche perché le scuole hanno grossi problemi di connettività». Genitori, ma non solo. Parte anche il pressing dei sindaci sulla Regione: un altro fronte che si apre. Cominciano i sindaci di Lecce e Surbo che si rivolgono a Emiliano chiedendo di riaprire le scuole. «Facciamo come dice il Governo»: questo il messaggio di Carlo Salvemini e di Ronny Trio. Ma alla richiesta si potrebbero aggiungere altri sindaci. Ma torniamo ai genitori. «Sono molto arrabbiata questo lo sfogo di Rossella Calcagni, mamma di Nardò di due bambini di 11 e 6 anni e allora perché si sacrificano sempre le fasce più deboli? Perché in questi mesi non si è potenziata la sanità pugliese? Ho il terrore che i miei figli si facciano male e che siamo costretti ad andare in ospedale, che considero un luogo poco sicuro. E poi, decisamente discutibile la scelta di scaricare sui dirigenti scolastici la responsabilità, e il coraggio, oserei dire, di chiedere alla Regione di poter aprire i battenti di scuola, nel caso ravvisassero comprovate esigenze da parte delle famiglie. Noi mamme della classe di mia figlia piccola, che frequenta la prima elementare, stiamo scrivendo alla dirigente scolastica affinché riapra. Nella sua scuola, infatti, non funziona nemmeno la connessione internet e stiamo perdendo giorni preziosi di scuola». Per Elisabetta Faggiano, madre di due figli di 6 e 8 anni di Lecce, «le classi prime dovrebbero tornare in presenza, lo dicono i pedagogisti. Siamo delusi dalla Regione e proviamo grande confusione per il susseguirsi di provvedimenti nazionali e regionali. E poi siamo stanchi di sentirci dire che noi genitori vogliamo parcheggiare i nostri bambini a scuola. Piuttosto, a parlare sono i fatti: la maestra di matematica di mio figlio, all’ inizio dell’ anno, ha trovato lacune di 6 mesi nella classe e proprio ora che stavano recuperando, tutto è stato interrotto. Mia figlia, per quanto abbia brave maestre, è pur sempre una bambina che sta imparando a leggere e scrivere e che non può farlo davanti a un pc. Noi genitori non siamo insegnanti e siamo molto preoccupati per le possibili ricadute in termini di conoscenze». Tra i firmatari del ricorso al Tar contro l’ ordinanza regionale presentato ieri dal Codacons, poi, c’ è la leccese Daniela Pepe, mamma di 3 figli: «La didattica a distanza non è efficace, soprattutto per i due figli che vanno in prima e terza media: ci sono enormi problemi di connessione, l’ orario scolastico è ridotto e inoltre, essendo stato cambiato l’ orario interno, i ragazzini non sanno che compiti devono fare e quando li devono fare. La Regione avrebbe dovuto potenziare il sistema di tracciamento e il trasporto pubblico invece di infierire sulla scuola». Chiama in causa il sindaco Salvemini e il presidente della Provincia Minerva, la leccese Francesca Pascuzzo, architetto e madre di 3 figli, che invoca l’ applicazione del Dpcm del 3 novembre: «Il presidente Conte ha esplicitamente sottolineato che le elementari e prima media rimangono aperte anche nelle zone rosse. I bambini hanno il diritto di frequentare in presenza, la dad non è scuola. Un bambino di 6 anni non può seguire la prima elementare davanti a uno schermo, è inaccettabile nonché totalmente improduttivo». E la presa di posizione di Salvemini, da Palazzo Carafa, è arrivata nel pomeriggio di ieri: «In queste ore sono in contatto continuo con le istituzioni regionali, alle quali ho manifestato l’ esigenza di riaprire le scuole primarie e secondarie di primo grado, una possibilità garantita anche alle regioni collocate nella fascia di rischio massimo. Ho chiesto, dunque, a Bari di uniformarci alle previsioni vigenti per il resto del Paese. Confido in provvedimenti in tal senso nelle prossime ore». Di sindaco in sindaco. Anche Ronny Trio, primo cittadino di Surbo, ieri ha inviato una lettera al presidente Emiliano con cui chiede «di voler prendere in considerazione l’ ipotesi di aumentare – soprattutto per la scuola primaria e secondaria di primo grado – la didattica in presenza al fine di alleviare le notevoli difficoltà che buona parte delle famiglie di Surbo stanno incontrando nella didattica a distanza», ovvero «qualità scadente della connessione alla rete e scarsa disponibilità di dispositivi per il collegamento (pc o tablet) di molti nuclei familiari». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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