25 Gennaio 2007

I benzinai restano sul piede di guerra

Il fronte unico delle compagnie petrolifere. Tutte insieme, questa volta sì, contro l`Antitrust e i propositi di liberalizzazioni. Il giorno dopo l`apertura dell`istruttoria del garante della concorrenza, e in attesa della “lenzuolata“ promessa dal ministro Bersani, le società petrolifere e le associazioni dei benzinai promettono battaglia. E minacciano scioperi e serrate. Nonostante le rassicurazioni di Umberto Carpi, consigliere di Bersani per l`energia. “Aspettiamo le mosse del governo – attacca Franco Bertini, presidente di Faib-Aisa Confesercenti – ma la risposta sarà una di quelle toste. Se questa è l`ultima battaglia, allora sarà dura“. “Non sappiamo nulla – aggiunge Pasquale De Vita, presidente dell`Unione petroliferi – Non c`è stata alcuna concertazione e comunque non è detto che, aumentando il numero degli impianti, ci sarà un abbassamento dei prezzi: non è mica un`equazione“. “È in atto una manovra a orologeria – incalza Luca Squeri, presidente di Figisc – ma la categoria si opporrà. Se si vuole che i gestori chiudano per fallimento, noi non lo consentiremo“. Parole dure, che lasciano trasparire poca voglia di sedersi attorno al tavolo delle trattative e cozzano con le dichiarazioni rasserenanti di Carpi: “Il modello di distribuzione con la sola pompa di benzina non regge più – spiega il consigliere di Bersani – Ci vogliono impianti multiservizio, fortemente arricchiti. Il ruolo del gestore sarà più complesso, saranno consentite tutte le merceologie. Siamo aperti al confronto e sono certo che troveremo un punto di equilibrio, ma non possiamo scrivere un ddl sotto dettatura o con la pistola alla tempia“. Le novità, però, non piacciono né ai benzinai né alle compagnie petrolifere. Così come riscuote poco successo l`istruttoria dell`Antitrust, benedetta, invece, da Carpi: “Le distorsioni del mercato sono innegabili – ammette – A Natale, sull`extrarete, c`erano sconti di 4 centesimi al litro. Sulla rete, invece, le società non applicavano riduzioni. Benché ci fosse un buon margine di discrezionalità, non c`è stato alcun intervento delle compagnie“. Anche il presidente dell`Antitrust Antonio Catricalà difende l`operato dell`autorità: “L`apertura dell`istruttoria è un atto dovuto – spiega – I prezzi sono sotto monitoraggio dal 2005, faremo il nostro dovere. Abbiamo un anno e qualche mese per concludere, non voglio correre il rischio di un annullamento giurisdizionale“. Nell`occhio del ciclone, le compagnie petrolifere rispondono facendo quadrato e professando tranquillità. “Sono convinto che le aziende riusciranno a dimostrare la loro estraneità a qualsiasi attività non consentita“, afferma De Vita. E l`ex amministratore delegato di Eni Vittorio Mincato rilancia: “Credo che i petrolieri sapranno difendersi molto bene. Si sono già discolpati cinque anni fa e sapranno farlo anche oggi“. “È un film già visto – ribadisce Squeri – Finirà tutto in una bolla di sapone“. Più duro il presidente di Federpetroli Michele Marsiglia, che sbotta: “Basta, non ha senso continuare ad accusare le compagnie petrolifere. Sono preoccupato per le ripercussioni che notizie e indagini di questo tipo possono avere sui mercati internazionali“. Cartello sì, cartello no, l`Italia detiene la maglia nera europea dei prezzi ai distributori. Con un andamento in forte crescita: +0,193 euro al litro per la benzina e +0,261 euro al litro per il gasolio. La disparità dei prezzi, però, è dovuta soprattutto alla doppia tassazione, accisa più Iva. Ne è convinta l`Unione consumatori, che attacca: “Anche allo Stato conviene il rincaro dei carburanti, seguito com`è dall`aumento del gettito Iva. Se non si sterilizza questa imposta, i consumatori subiranno sempre due rincari“. In attesa di conoscere gli esiti dell`indagine, intanto, il Codacons prepara i possibili ricorsi: “Supponendo che un eventuale accordo tra le compagnie possa aver determinato un ipotetico sovraprezzo alla pompa di 2 centesimi di euro al litro e considerati i consumi medi annui, ne viene fuori che le famiglie italiane hanno sborsato, ogni anno, 880 milioni di euro in più. Che, per cinque anni, fanno 4,4 miliardi di euro. Faremo partire migliaia di cause di indenizzo“.

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