I 695 euro pagati da due turisti giapponesi per un pranzo a Roma hanno fatto il giro del mondo
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – I 695 euro pagati da due turisti giapponesi per un pranzo a Roma hanno fatto il giro del mondo. Il conto de "Il Passetto" rischia di provocare discredito verso l’intera categoria dei ristoratori italiani. Il "caso" (il locale è stato temporaneamente chiuso per carenze igienico-sanitarie) ha suscitato tanto scalpore che i camerieri del locale si sono dichiarati subito disponibili a restituire la mancia di 115,50 euro, calcolata tra il 15 e il 20 per cento dell’intero conto. I titolari del ristorante che, invece, non intendono restituire neppure un euro. «Al momento non ci è stata notificata nessuna denuncia per truffa» hanno precisato. «Il locale è chiuso visto che siamo in ttesa di terminare i lavori richiesti dalla Asl e ottenere da quest’ultima l’autorizzazione» aggiunge Franco Fioravanti, uno dei gestori dello storico ristorante della Capitale. «Molto famoso in Giappone – dice ancora – e presente sulle guide turistiche nipponiche. E da due giorni, dopo il fatto, che riceviamo insulti da cittadini romani indignati». Tempo un giorno e la "macchina" si è messa in moto: assistenza legale gratuita, blog, e numeri telefonici a cui rivolgersi per denunciare eventuali brogli. Ma anche "ronde" di consumatori: controlli a tappeto di volontari iscritti alle associazioni che si camuferanno da turisti e siederanno ai tavoli dei ristoranti per verificare servizi e conti. Sono stati intensificati i controlli da parte dei vigili urbani in borgese. Ed il bilancio, per i soli ristoranti, è stato di 20 sanzioni, 15 rapporti amministrativi e 8 provvedimenti di chiusura per condizioni igieniche non adeguate. Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, quel 20% di gestori truffaldini «diventa il 40% nelle zone a più alta frequenza turistica, come piazza San Piretro, piazza Navona, Fontana di Trevi, il Pantheon e piazza del Popolo a Roma». Da qui la proposta delle "ronde". Tra le associazioni, la parola d’ordine per evitare brutti scherzi è "segnalare". L’Adoc da ieri ha attivato una linea telefonica (06.45420928) e un indirizzo e-mail [email protected]. «I consumatori potranno segnalare prezzi e situazioni anomale che hanno patito durante il soggiorno nella Capitale». spiega Carlo Pileri, presidente dell’associazione. E le segnalazioni fioccano. «Un esempio? C’è il caso del turista che per un bicchiere di vino non di marca pregiata paga 5-6 euro, e quello stesso vino si può acquistare in un supermercato a circa 2 euro. Il cliente del locale, quindi, per quel bicchiere spende il doppio del costo dell’intera bottiglia, e 10 volte tanto il costo di un bicchiere di vino semplice». Non è tutto. «In alcune gelaterie – chiosa Pileri – un cono può costare anche 10-12 euro per un turista, soprattutto se arabo o giapponese e quindi ha più difficoltà con la nostra lingua».
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