8 Febbraio 2020

I 5 Stelle provano a dare la spallata «Al Comune democrazia sospesa»

Antonella Scalzi «Interessi, appetiti e comitati politici». Per gli oppositori di Abramo c’ è questo dietro l’ inchiesta “Gettonopoli” e mentre lui rimette in sella la Giunta loro protestano e ne chiedono le dimissioni al grido di «ora basta, riprendiamoci la città». Cinque stelle e Codacons in prima linea e poi cittadini e comitati. Da tutto questo è nata l’ iniziativa che ieri, alla Casa delle Culture, ha colto la potenza di una scintilla scattata anche da un appello targato Bianca Laura Granato, la senatrice grillina che già a settembre del 2018 presentò un esposto su segnalazione del consigliere comunale dimissionario, Fabio Celia. E lei non ha dubbi: «La democrazia è sospesa». Abramo, Parente, Ciconte: la grillina che tentò la scalata al Comune ne ha avuto per tutti facendo la cronistoria di una vicenda dalla quale sembra salvare solo Celia. E poi le dimissioni annunciate e mai concretizzate che per lei hanno creato la «situazione gattopardesca». Sullo sfondo un «Consiglio senza contrappesi» e alla ribalta tornano le video riprese dei lavori del Consiglio di un Comune nel quale – per la Granato – «si parla soltanto di soldi». A scaldare la platea il duro intervento del deputato grillino Paolo Parentela. Sullo sfondo la sfida politica di chi ora vuole presidiare i Consigli comunali. No ai peli sulla lingua, proprio nel giorno in cui Gianmichele Bosco, il consigliere dimissionario di CambiaVento viene ascoltato in Procura in seguito alla sua richiesta. Netto lo scopo: «La caduta del Comune». D’ altronde, il vicepresidente del Codacons, Francesco Di Lieto, ne fa una questione etica e parla di «vergogna» chiedendosi «come farà Palazzo de Nobili a costituirsi parte civile nel caso in cui i consiglieri indagati venissero rinviati a giudizio». Di Lieto non disdegna un intervento del prefetto. Intanto apprezza le dimissioni presentate «seppur tardivamente» e stigmatizza quelle annunciate, senza risparmiare attacchi a Vincenzo Ciconte che pare pronto a entrare in maggioranza. Un attacco senza precedenti, il suo, contro le forze che lui bolla «asservite al potere» mentre la città «discute di sensi di marcia» e fa i conti con la censura social del gruppo “Prima Catanzaro” e del suo fondatore, Giuseppe Sestito, che invoca la piazza. Da qui la spinta al dissenso per fare da contraccolpo a chi – secondo la Granato – «ha paura di lasciare spazio agli altri al punto che considera le visite di un parlamentare invasioni di campo». Dallo scontro alla sorpresa poi con la telefonata del giornalista di La7, Danilo Lupo, che si è occupato dell’ inchiesta e ha rivendicato il diritto di raccontare i fatti facendo propria la certezza di Leonardo Sciascia: «Un giornalista deve essere sempre contro il potere». In sala anche il consigliere dimissionario, ma non indagato, Roberto Guerriero, mentre va avanti la raccolta firme di chi ora sogna l’ alternativa del riscatto. Preoccupazione per l’ assise ritenuta«senza contrappesi»

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