31 Maggio 2010

Hospice temporaneo, medici di base contrari

L’accordo dovrebbe prevedere un contratto di 1,2 milioni l’anno per tutti i costi.

Le delibere sono state già firmate.
Portano la data del 17 e del 19 maggio.
Ma i medici, innanzitutto quelli di base, hanno deciso comunque di ribellarsi.
Stiamo parlando dell’ ufficializzazione dell’ apertura di un "hospice" temporaneo, con 15 posti disponibili, in una struttura privata alla porte di Udine a partire da questa estate.
Dal 2 agosto infatti, all’ interno della casa di riposo per anziani "Zaffiro" di Martignacco, sarà aperto un reparto con 15 posti letto destinati a malati terminali.
L’ accordo dovrebbe prevedere un contratto da oltre un milione e 200 mila euro l’ anno per coprire tutti i costi (contratto più basso di oltre 300 mila euro rispetto alla prima proposta sempre della Zaffiro avanzata a marzo), compreso l’ affitto che dovrebbe essere pari a 650 mila euro all’ anno e la fornitura di parte del personale.
«Niente da dire sulla struttura prescelta – esordiscono i medici Salvatore Galioto e Gioacchino Li Volsi del consiglio direttivo dello Snami, uno dei sindacati di categoria, della provincia di Udine -.
Anzi la realtà della Zaffiro di Martignacco, con la quale l’ Ass 4 ha siglato la convenzione e il contratto d’ affitto, è decisamente all’ altezza.
Le nostre critiche non riguardano assolutamente questa scelta.
Piuttosto non ci convince il metodo utilizzato per arrivare al tutto.
A partire dalla completa esclusione dei vari soggetti normalmente coinvolti anche nella gestione, a esempio, della Rsa ospitata al padiglione "Scrosoppi", che a quanto ci risulta sarà prima o poi chiusa».
Proprio per questo i medici di base hanno chiesto un incontro urgente con il direttore generale dell’ Ass 4 dottor Giorgio Ros, incontro che dovrebbe già svolgersi nei prossimi giorni.
«Come medici di base da sempre coinvolti in prima linea nella cura e nell’ assistenza anche dei malati terminali – spiegano Galioto e Li Volsi – ci siamo trovati di fronte a una decisone già assunta.
E tutto ciò malgrado proprio con l’ Ass e con il servizio cure palliative della struttura da anni sia stato intrapreso un proficuo rapporto di gestione "in rete" della cura dei casi anche più gravi.
Le linee guida della sanità, anche quelle regionali parlano chiaramente di aumentare, sostenere e supportare i servizi territoriali e domiciliari.
Ma questo accordo va in tal senso? E va anche nel senso della nuova legge nazionale sulle cure palliative e degli hospice come realtà di "rete"? A noi sembra di no».
Il timore dei dottori è quello che i medici di base siano sì coinvolti in questa nuova realtà, ma non collegialmente.
E ai medici dello Snami fanno eco i rappresentanti del Codacons , il comitato di tutela dei cittadini, attraverso le parole di Vincenza Mastrolia, responsabile per i servizi sociali.
«Sappiamo per esperienza che molti malati preferiscono restare a casa loro anche negli ultimi momenti tragici della propria vita.
Per questo il nostro timore è che una tale operazione, anche così onerosa per la sanità pubblica, indebolisca i servizi domiciliari e territoriali, così preziosi invece per le famiglie».
 

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