“Hospice, le ragioni della legge e quelle del cuore”
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fonte:
- La Nuova Venezia
In riferimento all’ articolo uscito su questo giornale il 20 settembre sulle «15.000 firme per l’ hospice», ritengo opportuno precisare alcune questioni. La prima: nessuno mette in discussione la necessità di avere servizi di supporto agli ammalati oncologici che si rivolgono o che dovessero rivolgersi alle strutture pubbliche o private convenzionate presenti nel territorio veneziano. Diverso è che, nel caso del Policlinico San Marco, lo si chiami impropriamente hospice in quanto non ha nessuna o ben poche delle caratteristiche previste dalla normativa vigente. Normativa che è ben chiara e delineata da leggi nazionali e regionali. La stessa che la Regione Veneto ha tentato di forzare riconoscendo il servizio quale «hospice intraospedaliero», peraltro non previsto da qualsivoglia norma. La seconda: a chichessia verrebbe in mente di disconoscere la gravità della situazione, per dirla alla Franco Conte, presidente del Codacons. Ciò, però, non abilita ad aprire o a mantenere in vita servizi che, seppure resi con buona professionalità, non hanno le caratteristiche per legge previste. Lo si chiami servizio di assistenza agli ammalati oncologici, oppure unità di supporto ai pazienti in fase terminale, o in chissà quale altro modo, ma non hospice, anche perchè non si capirebbe per quale motivazione altre realtà, quali il Fatebenfratelli o il Centro Nazareth, abbiano dovuto sostenere costi elevati per creare posti letto di hospice per rispettare criteri e vincoli imposti dalle norme tutt’ ora vigenti. La terza, e qui sta il vero problema, è che con questa operazione si tentano di riaprire 25 posti letto purchè vengano considerati aggiuntivi a quelli convenzionati previsti dal Piano socio sanitario e denominando i posti letto ospedalieri in posti letto di hospice pensano si possa forzare in tal senso. Due domande però sono, ritengo, altrettanto legittime. Primo: vista la carenza di posti letto di hospice, perchè non liberalizzarne l’ apertura a chiunque voglia farlo? Secondo: non poniamoci i problemi dei magggiori costi e su chi scaricarli; la cittadinanza non avrà certo di che obiettare di fronte al moltiplicarsi di servizi di questa natura. Quarta questione: hanno ragione le varie associazioni o i diversi sindaci a sostenere una petizione che veda non la riapertura, ma l’ apertura di posti letto a sostegno degli ammalati oncologici. Dubito che gli stessi conoscano nei dettagli le normative che consentono l’ apertura e l’ attivazione di servizi così specifici. Diversificherei ciò che emotivamente è giusto rivendicare e le modalità con cui razionalmente si devono dare risposte agli utenti o ai pazienti più bisognosi. Altrimenti è meglio che si dica che va abolita ogni forma di accreditamento e di relativa autorizzazione all’ esercizio perchè in possesso dei requisiti e si lasci al libero mercato l’ apertura o l’ ampliamento di strutture e servizi sanitari. Alla cittadinanza basterà spiegare che per mantenere la compatibilità dei costi con le risorse a bilancio è preferibile veder proliferare servizi di questa natura, convogliare i pazienti oncologici negli hospice, abbandonare la prevenzione e i servizi sul territorio alternativi, ridurre i posti letto ospedalieri e le giornate di ricovero, e quanto altro si può tagliare, magari orizzontalmente. Infine, una mia curiosità: perchè nessuno ha mai spinto perchè la Commissione edilizia, la stessa che fa capo al sindaco Giorgio Orsoni, approvi definitivamente il piano e il progetto dell’ Opera Santa Maria della Carità per l’ apertura dei 20 posti letto di hospice di Villa Elena? Perchè e come mai nonostante l’ Opera abbia adempiuto a tutte le prescrizioni siamo ancora in posizione di stallo o ne subentrano sempre di nuove? Come mai da una parte viene chiesto di essere ligi e rispettosi di tutti i requisiti previsti per l’ apertura del servizio, per cui, per dirla in veneziano si «guarda anche il pelo nell’ uovo», e invece gli stessi sembrano non valere per altre strutture private, quale il Policlinico S. Marco? E perchè il Codacons o chi per esso non chiede che si tengano aperti oltre a quelli di nuova istituzione anche quelli oggi attivi (8) al Centro Nazareth? In questo caso, sorge spontanea una considerazione: non è che si ritardino o si sia voluto ritardare i tempi di approvazione del progetto hospice di Villa Elena per lasciare il tempo che qualcuno si muovesse, anche raccogliendo le firme, per riaprire i posti letto della Casa di Cura S. Marco? Ovvero, siamo tutti convinti che i componenti la commissione abilitata a dare il nulla osta remino nella stessa direzione e con il medesimo obiettivo e, invece, non ci sia qualcuno che parteggi per il competitor? Spero un giorno di avere una risposta. Ritengo, però, che analoga domanda se la debbano porre anche le tante autorità comunali, sindaci in testa, e le tante associazioni che finora su questi temi hanno taciuto. (*) referente Sanità Partito democratico.
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