“Hospice chiuso, pazienti a casa”
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fonte:
- La Nuova Venezia
Venezia ha il (triste) primato regionale per i tumori. Gli hospice oncologici e le associazioni di volontari che assistono i malati a domicilio non riescono a far fronte alle richieste. Eppure nel marzo scorso l’ Asl 12 ha comunicato al Policlinico San Marco che non intendeva avvalersi del loro servizio di hospice oncologico. Una struttura che in vent’ anni ha risposto alle esigenze di assistenza sanitaria, sostegno psicologico, umanizzazione delle cure e riduzione del dolore, di 5mila persone. La direzione del Policlinico, sulla base del recente accreditamento regionale che le concede il bollino di qualità per svolgere questo servizio, ha presentato ricorso al Tar contro la decisione dell’ Asl. Ma, soprattutto, da un paio di mesi, i 25 posti letto dell’ hospice della struttura di via Zanotto sono vuoti. Nessuna richiesta di ricovero, in questa situazione di «stallo burocratico», può essere accettata. Risultato: ci sono malati terminali che o restano ricoverati nei reparti ospedalieri o vengono mandati a morire a casa senza l’ assistenza dei volontari di associazioni (come l’ Avapo) che non riescono a far fronte alla maggior richiesta; il personale dell’ hospise in ferie o aggregato ad altri reparti. «I malati oncologici terminali devono essere assistiti – ha detto ieri l’ avvocato Franco Conte, presidente regionale del Codacons che, con le associazioni Humanitas Venetia, Avulss e San Vincenzo ha denunciato il caso – I 25 posti letto dell’ hospice non possono svanire nel nulla. Come noto Venezia è ai vertici per numero di tumori. Alla chiusura dell’ hospice non ci sono alternative o soluzioni praticabili immediate. Il Centro Nazareth, ad esempio, è una soluzione integrativa, non alternativa». E non riesce già ora a rispondere a tutte le richieste che provengono anche da altre Asl. Al Fatebenefratelli, poi, ci sono soltanto 8 posti letto. «Sollecitiamo Asl, Regione e Policlinico a trovare rapidamente una soluzione – auspica Conte – E’ quella che si è trovata, per esempio, con Villa Salus, quando era emerso un orientamento (poi contrastato con successo) che puntava a depotenziare l’ Ostetricia e la sua cultura del parto naturale per concentrare tutte le nascite all’ ospedale dell’ Angelo. All’ assessore regionale alle Politiche sanitarie Coletto, poi, ricordiamo che non possono venire sempre prima i veronesi e i trevigiani. Al Comune di Venezia, infine, chiediamo che eserciti la sua autorità e riconosciuta tradizione di attenzione a queste materie per favorire la costituzione di un tavolo di programmazione per offrire risposte adeguate ai cittadini». Se non si arrivasse a concretizzare nulla il Codacons è pronto a presentare una denuncia, chiedendo alla Procura che accerti se «la sostanziale chiusura dell’ hospice non realizzi omissione di assistenza» in violazione dell’ articolo 32 della Costituzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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