«Ho perso tutto coi Tango bond»
-
fonte:
- La Stampa
In piazza il popolo delle obbligazioni argentine
ROMA.
SONO arrivati alla spicciolata, in punta di piedi, con una punta di vergogna. Tre o quattrocento persone, per lo più anziani, con il cappotto buono e tanta voglia di raccontare le proprie disavventure. Il popolo dei sottoscrittori di bond argentini, quelli che rischiano di rimetterci tutto con il default di Buenos Aires, s?è affacciato ieri mattina in piazza del Parlamento, chiamato a raccolta da diverse associazioni, per dire la sua. L?hanno fatto com?era prevedibile per gente di una certa età, che a fatica aveva accumulato un gruzzoletto, mai pensando di dover incappare nei rischi dell?alta finanza, anzi, fidandosi dei consigli avuti allo sportello della banca sotto casa: senza alzare la voce.
«Io e mio fratello abbiamo investito centomila euro nel 1999. Stiamo perdendo ogni nostro risparmio», esordisce Maria Luisa Bozzi, sui settant?anni, che avrebbe una gran ritrosia a parlare di sé. La signora Maria Luisa, casalinga, un tempo si sarebbe detta «signorina». Signorino anche lui. Ma i tempi sono cambiati. «Diciamo che siamo single tutti e due», si schermisce lei. Nell?investimento argentino temono di vedere bruciati i loro risparmi: la liquidazione di lui che lavorava all?Italstrade e ora è in pensione, l?eredità di lei. «A quel tempo, quando abbiamo deciso di comprare quei titoli, ma chi lo sapeva che l?Argentina era a rischio? Ora mi vogliono restituire il 30 per cento in trentacinque anni. Inaccettabile. Io mi rifiuto. Con i soldi che vogliono dare ci compreremmo al massimo un panino. Ma la Consob, e il Fondo monetario internazionale, e la Banca d?Italia, eh, dove stavano? Perché non ci hanno mai detto dei precedenti default dell?Argentina? Per me erano classici titoli di Stato». E intanto, mentre parla, la signora Maria Luisa apre di continuo la borsetta e tira fuori delle striscioline di carta. C?è l?indirizzo Internet di un forum sulle obbligazioni argentine. «Sa, con la disgrazia che ci è capitata, e stando sempre a casa, mio fratello è diventato un esperto di Internet. E così ci teniamo aggiornati».
Già, un tempo era la Cina, ma oggi è l?Argentina che è vicina. Merito (o colpa) della globalizzazione finanziaria, anche alla banca del quartiere si discetta di obbligazioni dell?America latina. E poi con Internet si sta in collegamento, si segue e si soffre. Si soffre in tanti: sono almeno quattrocentocinquantamila, i risparmiatori buggerati.
All?appello delle associazioni ha risposto un altro risparmiatore, Franco Costa, giacca a vento celeste. Ci sta rimettendo centomila euro e non ci vede più dalla rabbia: «Io ce l?ho con l?Argentina. Quelli stanno facendo una vita da nababbi con i nostri soldi. Se la godono. Ma lo sapete che a Mar del Plata non c?è un posto libero, gli alberghi e i ristoranti sono sempre pieni, hanno tutti la macchina nuova?». Scusi, signor Costa, la fonte delle sue informazioni? «Ma Internet, chiaro». Chiaro.
«Io mi sento doppiamente in colpa – s?inserisce intanto la signora Liliana Bucci, e subito le vengono le lacrime – perché ho investito tutti i soldi della liquidazione di mio marito che è morto. Era portiere d?albergo, io casalinga, nostro figlio disoccupato: quando in banca mi hanno proposto le obbligazioni sudamericane, ho scartato quelle del Brasile o del Venezuela, offrivano rendimenti troppo alti, al 13%. No, andiamo più sul sicuro. Meglio l?Argentina è un paese solido, dissi al bancario. Magari. E? il lavoro di una vita che se ne va».
Su piazza del Parlamento batte un vento freddo, cattivo. Si affaccia per un attimo Giorgio Benvenuto, l?ex sindacalista, oggi deputato dei Ds. E? un loro eroe perché sta cercando di far passare un emendamento che responsabilizzi le banche «che hanno certamente una capacità di negoziazione più forte». La gente gli si stringe attorno. «Onorevole, qui stiamo in piena crisi sociale e economica. E pure di nervi».
Si fanno sentire i capipopolo con le richieste al governo. «Batta i pugni», Elio Lannutti (Adusbef). «Usi tutto il suo peso», Rosario Trefiletti (Federconsumatori). «Ci vuole una posizione più forte», Paolo Landi (Adiconsum). L?eccezionalità della crisi dei bond argentini ha portato anche a una risposta eccezionale da parte delle associazioni che, per una volta, hanno messo da parte la loro conflittualità e in 19 hanno firmato una piattaforma di rivendicazioni.
E se il governo di Buenos Aires non ascoltasse ragioni? «Sciopero del tango. Niente asado al ristorante. Boicottaggio verso i prodotti argentini. E Veltroni dal Campidoglio cambi nome alla omonima piazza di Roma», dice Carlo Rienzi (Codacons), provocatorio come al solito. Intanto la manifestazione è finita. Si ripongono le poche bandiere delle associazioni e ci si sposta a piazza di Spagna, dove è fissato l?incontro tra Gustavo Nielsen, viceministro argentino delle Finanze, e i rappresentanti dei risparmiatori, la cui parola d?ordine è una sola: «No».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
