30 Ottobre 2012

«Halloween sta soppiantando le nostre antiche tradizioni»

«Halloween sta soppiantando le nostre antiche tradizioni»

Vampiri, teschi, fantasmi, pipistrelli, zucche illuminate e diavolerie di ogni genere saranno gli indiscussi protagonisti, la notte del 31 ottobre, dell’ ormai globalizzata festa di Halloween. La festività di origine celtica diffusa, sino a qualche anno fa, solo in Inghilterra e negli Stati Uniti oggi si è quasi del tutto italianizzata a giudicare dal successo crescente che riscuote fra i nostri giovani. Tanto odiata quanto amata, la festa delle zucche e delle streghe è ormai un appuntamento difficile da ignorare, non fosse altro che per l’ ammasso di giochini, dolcetti, cioccolatini, maschere e costumi che fanno bella mostra nelle vetrine dei negozi. Un business consolidato negli States, ma soprattutto continuamente in crescita in Italia. Nel nostro Paese, stando a una prima valutazione del Codacons per il 2010, il giro d’ affari collegato ad Halloween sarà di circa 250 milioni di euro, contro i 200 del 2009 e i 220 dello scorso anno. Quindi non bisognerebbe meravigliarsi più di tanto se la sera del 31 ottobre qualche ragazzino venisse a bussare alla nostra porta recitando la famosa formula “Trick or treat? “, “dolcetto o scherzetto? “. Discoteche, pub e altri locali organizzeranno serate e nottate rigorosamente all’ insegna dell’ horror. Ogni supermercato predisporrà un settore specifico, traboccante di zucche di plastica illuminate, maschere spaventose, scheletri, denti da vampiro, mani mozzate, insomma una vera e propria carnevalata che può servire solo ad esorcizzare la nostra paura della morte e dell’ aldilà. Tutto questo ovviamente ha poco a che fare con i nostri usi e costumi e con la nostra cultura che rischia seriamente di essere dimenticata in nome della moda del momento e di una esasperata globalizzazione. Questa volta a farne le spese è la tradizionale festa dei morti che purtroppo sta cedendo sempre di più il passo alla consumistica festa d’ oltreoceano. In Sicilia la ricorrenza è ancora molto sentita e viene vissuta come un momento di legame e di contatto con i cari defunti. Il 2 novembre nell’ Isola infatti, è “lu íornu di li morti” o, più semplicemente “li morti”, in cui la Chiesa fa solenne commemorazione dei defunti. Ogni città siciliana o addirittura paesino fa una gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle stracolme di giocattoli che verranno acquistati e nascosti in casa. Si racconta infatti, che nella notte tra l’ 1 e il 2 novembre i morti lascino le loro sepolture e, in gruppo o anche da soli, girino per la città a rubare dolci, giocattoli, scarpe e vestiti nuovi per portarli ai loro piccoli parenti che sono stati buoni durante l’ anno e che hanno pregato per loro. «Li morti» infatti, è soprattutto la festa dei bambini che sperando di ricevere i doni che desiderano pregano per propiziarsi i favori dei defunti. Gaetano Bonaventura

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