24 Ottobre 2013

HA SBORSATO 3 MILIONI PER FAR CADERE PRODI: BERLUSCONI A GIUDIZIO

HA SBORSATO 3 MILIONI PER FAR CADERE PRODI: BERLUSCONI A GIUDIZIO

Silvio Berlusconi sarà processato insieme a Valter Lavitola con l’ accusa di avere corrotto il senatore Sergio De Gregorio con il pagamento di 3 milioni di euro per determinare la caduta del governo Prodi nel 2007. Lo ha deciso ieri a Napoli il giudice per l’ udienza preliminare Amelia Primavera accogliendo la richiesta dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Fabrizio Vanorio e Alessandro Milita che si sono alternati nel corso dell’ udienza sul banco dell’ accusa. La prima udienza del processo è stata fissata per l’ 11 febbraio 2014 davanti alla IV sezione del tribunale di Napoli. Si apre ora una corsa contro il tempo. La prescrizione dovrebbe scattare a novembre del 2015 e si calcola che per il solo primo grado di giudizio sia necessario più un anno. Per il terzo protagonista della vicenda, il presunto corrotto Sergio De Gregorio, invece il gup Primavera ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall’ ex senatore che così esce dal processo, anche grazie alle sue dichiarazioni confessorie, con una pena di 1 anno e 8 mesi e il pagamento delle spese alle parti civili, il Codacons rappresentato dall’ avvocato Pierluigi Morena e l’ Idv rappresentata dall’ avvocato Alfonso Trapuzzano. NON ERA un esito scontato. “La decisione di rinviare a giudizio il presidente Berlusconi”, secondo gli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, “appare davvero straordinaria. Solo pochi mesi or sono lo stesso Ufficio Gip, con diverso Giudice aveva stabilito l’ improcedibilità del giudizio immediato rilevando insussistente l’ ipotesi corruttiva”. Il punto centrale sul quale è ruotata la discussione di ieri è il versamento di tre milioni di euro da parte di Silvio Berlusconi a De Gregorio per mutare l’ orientamento del senatore eletto nelle file dell’ Italia dei Valori e poi passato a sostenere il centrodestra. Di questi tre milioni, secondo l’ accusa, solo uno sarebbe stato versato ‘in chiaro’ al movimento politico degli Italiani nel mondo del senatore De Gregorio mentre il resto darebbe stato girato tramite Lavitola in nero o ‘in black’ come ha detto ieri in aula Lavitola, spavaldo come al solito, ripercorrendo la tesi dell’ accusa. Nei mesi scorsi anche, con alcune dichiarazioni al Fatto , Lavitola aveva annunciato la presentazione di un memoriale. Ieri invece è stata comunicata la nomina del nuovo legale di Lavitola, Maurizio Paniz, ex deputato del Pdl. Nelle sue dichiarazioni spontanee davanti al giudice ieri Lavitola ha detto “ad avviso dell’ accusa sono stato un corriere, sono stato un postino. Se c’ è stata corruzione io mi sarei limitato a prendere dei soldi dal presidente Berlusconi e portarle a De Gregorio”. Ove anche. Poi ha aggiunto alcune considerazioni critiche sull’ avvocato Niccolò Ghedini e, forse per dimostrarsi sicuro di sé davanti ai magistrati che lo hanno rimesso dietro le sbarre per violazione degli obblighi previsti per i domiciliari, ha fatto anche una battuta sulla moglie: “per fortuna sono tornato in carcere, la convivenza stava diventando insostenibile”. Lavitola ieri ha confermato di avere consegnato a De Gregorio più dei tre milioni di euro contestati ma ne ha dato una causale ben diversa. Quei fondi, secondo Lavitola, erano regolamenti di conti relativi alla gestione del quotidiano L’ Avanti!, del quale, prima della discesa in campo di De Gregorio, entrambi erano soci. L’ avvocato Michele Cerabona ieri in udienza ha anticipato la linea difensiva di Berlusconi: “Non c’ è prova che i soldi ricevuti da De Gregorio provenissero da Berlusconi. Inoltre, ove anche fosse provato, non si può parlare di corruzione ma al massimo di finanziamento illecito all’ attività politica di De Gregorio. È necessario – secondo l’ avvocato Cerabona – dimostrare che De Gregorio abbia votato contro Prodi per ragioni economiche mentre lui ha sempre dichiarato che lo ha fatto per convinzione politica”. I pm ieri hanno depositato un documento molto importante: la motivazione della sentenza di condanna a 2 anni e 8 mesi in primo grado per un processo diverso ma certamente connesso, cioè l’ estorsione di Lavitola ai danni di Berlusconi. Nella sentenza di condanna inflitta dal Tribunale ad aprile all’ ex editore si considera provata la sua richiesta a Berlusconi via fax di ben 5 milioni di euro in cambio del silenzio mantenuto nel 2011 durante la latitanza. Per la condanna di Lavitola, secondo i giudici, è stata fondamentale ai fini della prova del reato la lettera nella quale erano contenute le rivendicazioni dell’ ex amico di Berlusconi. Quella lettera, trovata nel computer del ‘postino’ che la doveva consegnare, Carmelo Pintabona, potrebbe essere decisiva anche nel processo che si apre a febbraio per la corruzione di De Gregorio. La missiva scritta a dicembre del 2011 e consegnata a Pintabona che poi incontrò il Cavaliere riferendo le richieste di Lavitola ma senza consegnarla, è definita dalla sentenza: “una confessione stragiudiziale”. In quella lettera Lavitola scrive a Berlusconi “Lei, subito dopo la formazione del Governo, in questa Legislatura, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con me (…) per aver io ‘comprato’ De Gregorio”. Poi Lavitola aggiunge: “Ho ottenuto da Lei che Forza Italia concedesse all’ Avanti ! un finanziamento di 400 mila euro neI 2008, altro non era che il rimborso di soldi che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007”. La sentenza lascia aperta l’ ipotesi che non tutte le affermazioni di Lavitola siano vere ma nel complesso definsce quel documento una ‘confessione stragiudiziale’, che ora sarà difficile da smontare anche per la difesa di Berlusconi. Ieri non è stata certo una grande giornata per Lavitola: la Cassazione ha rigettato il suo ricorso in un terzo processo che lo coinvolge insieme a De Gregorio per i fondi della Presidenza del consiglio ingiustamente percepiti da L’ Avanti!. La condanna di 3 anni e 8 mesi è ora definitiva e rischia di cumularsi con i 2 anni e 8 mesi della sentenza per estorsione, in primo grado. Lavitola è imputato anche a Roma per corruzione internazionale per la vicenda degli elicotteri di Panama. Ed è indagato a Napoli per la corruzione internazionale relativa alle carceri da costruire in quel paese. Secondo i giudici di primo grado, Lavitola ha spedito davvero nel marzo 2012 un fax a Berlusconi contenente la minaccia ‘torno e ti spacco il c.’ se non gli avesse pagato i 5 milioni richiesti in cambio del suo silenzio. Lavitola è tornato e potrebbe restare in carcere a lungo. Ma continua a non spaccare nulla a nessuno.
di marco lillo inviato a napoli

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