20 Novembre 2001

Guerra ai medici con la sigaretta

Sassari.

Il Codacons: quindici giorni di tempo per adeguarsi alla legge

Guerra ai medici con la sigaretta

I camici bianchi fumano nei reparti, diffidata l?Asl

Sassari – L?Azienda sanitaria locale ha due settimane di tempo per dire basta alle sigarette negli ospedali: o fa applicare la legge o dovrà risponderne alla magistratura. Comincia da Sassari una campagna che si annuncia lunga e clamorosa. E comincia con un atto di diffida formale che il Codacons invierà in questi giorni ai vertici della Asl 1: un documento accompagnato da un dettagliato dossier fotografico che mostra lo stato degli ospedali cittadini, con decine di cicche spente per terra nei corridoi, negli ascensori, nei reparti. La richiesta è perentoria: o entro quindici giorni il direttore generale farà rispettare la legge (nominando un responsabile antifumo, appendendo in bella evidenza i cartelli di vietato fumare, organizzandosi per multare i trasgressori) o partirà un esposto alla procura della Repubblica.
Si comincia da Sassari, ma Sassari non è un?eccezione. In gran parte degli ospedali italiani, come se fossero posti di lavoro come tutti gli altri, si fuma. Fumano i pazienti, i visitatori e, soprattutto, medici e infermieri (quattro su dieci, dice la media nazionale). Sigarette su sigarette, alla faccia dei dati allarmanti sui morti per patologie legate al consumo di tabacco: 90.000 l?anno in Italia, oltre 240 al giorno, e uno su cinque per fumo passivo. In barba alla legge che ventisei anni fa ha vietato le sigarette negli ambienti chiusi di proprietà della pubblica amministrazione.

A Sassari il problema è stato sollevato ancora otto mesi fa: trecento dipendenti dell?Asl, stanchi dell?insensibilità dei colleghi tabagisti, hanno firmato una lettera in cui chiedevano ai direttori (generale, amministrativo e sanitario) di far applicare la legge e prendere «tutte le iniziative necessarie». Ricordavano, i dipendenti anti-fumo, che cinque anni fa la direzione sanitaria aveva emanato una circolare che vietava le sigarette in ospedale: ma è rimasta lettera morta, e anzi in buona parte dei reparti non è stata nemmeno esposta.

Qualcosa, dopo la lettera, si è mosso. Ma si è fermato subito. L?Asl ha costituito un gruppo di lavoro interservizio per l?educazione sanitaria, costituito da otto medici, per studiare un progetto antifumo. Missione compiuta in giugno: un progetto dettagliato (con tanto di schema di delibera, bozze dei cartelli di vietato di fumare, progetti per costituire una sala fumatori in ciascun ospedale) è stato consegnato alla direzione generale; da cinque mesi il dossier dorme in qualche cassetto, e nessuno ne ha saputo più nulla.

Così medici e infermieri hanno deciso di rivolgersi al Codacons. E l?associazione di tutela dei diritti dei consumatori li ha presi molto sul serio: l?atto di significazione e diffida che l?avvocato Pina Zappetto e dal dottor Daniele Solinas invieranno ai vertici dell?Asl ricorda le leggi vigenti in materia. Leggi che impongono alla pubblica amministrazione di far rispettare il divieto di fumare. Allegato, l?Asl riceverà il verbale di contestazione: quello da sbandierare sotto il naso di chi, con càmice o senza, continua a fumare allegramente sotto il naso dei malati. Rischiando sanzioni che l?ultima finanziaria ha elevato a mezzo milione. Peccato che nessuno le faccia pagare.

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