15 Luglio 2011

>>>ANSA/ ALLARME ISTAT:8 MLN DI POVERI,PER 3 MLN VITA DI STENTI

IN ITALIA IN 2010 DIFFICOLTA’ PER 20% FAMIGLIE, 7,6% A RISCHIO

 
 
           
            (ANSA) – ROMA, 15 LUG – In Italia i poveri superano quota 8
milioni, il 13,8% dell’intera popolazione. Si tratta di quasi 3
milioni di famiglie in difficoltà (l’11% del totale). Il
rapporto annuale dell’Istat sulle condizioni di vita nel 2010
rivela, così, come una larga fetta di italiani si trovi sotto
la soglia della povertà relativa, e va avanti potendo contare
su una spesa mensile inferiore ai 992,46 euro al mese. Ma non
finisce qui: l’Istat stima che tra gli 8 milioni d’indigenti ci
sono 3 milioni di persone (più di un milione di famiglie)
definite "poveri tra i poveri", l’ampia schiera di cittadini
che vive di stenti, tecnicamente in povertà assoluta, senza le
disponibilità per conseguire standard di vita "minimamente
accettabili".
   Rispetto al 2009 l’Istituto di statistica sottolinea come in
Italia "la povertà risulti sostanzialmente stabile", sia in
termini relativi che assoluti. Anche se, guardando nel dettaglio
i dati, si notano alcuni ritocchi all’insù, con il numero di
bisognosi che supera quota 8 milioni. Ma, sopratutto, dietro un
quadro complessivo quasi invariato si nascondono sofferenze
sempre più forti per alcune fasce di popolazione.
   In particolare, la povertà relativa aumenta tra le famiglie
di 5 e più componenti, tanto che risulta indigente quasi un
nucleo numeroso su tre. Le condizioni peggiorano anche tra
quelle con membri aggregati, come quei nuclei che vedono
l’inserimento del genitore anziano nella famiglia del figlio.
Scontano maggiori privazioni anche i nuclei monogenitore, quelli
che hanno a capo un lavoratore in proprio e le coppie di anziani
con un solo reddito da pensione.
   Insomma, gli effetti della crisi hanno colpito sopratutto chi
già andava avanti a fatica. Basti pensare che nel Mezzogiorno
l’incidenza della povertà relativa sale nel 2010 al 47,3% dal
36,7% del 2009 nelle famiglie con tre o più figli piccoli.
   In generale, i livelli più alti di povertà (oltre il 40%)
si riscontrano tra i nuclei che non possono contare su un
reddito da lavoro o su una pensione. A livello territoriale è
l’Italia meridionale a soffrire di più, affermandosi come la
"patria" dei poveri, visto che assorbe 5,6 milioni di
indigenti, ovvero il 68,2% del totale. Non a caso la Regione che
sconta l’incidenza più alta (28,3%) è la Basilicata, mentre
quella che se la cava meglio risulta la Lombardia (4,0%). E non
é tutto: la condizione di miseria, infatti, tocca in Italia
circa una famiglia su cinque. L’Istat spiega che il 18,6% dei
nuclei è povero (11%) o quasi (7,6%), ovvero si avvicina alla
soglia limite.
   Consumatori e sindacati commentano con preoccupazione le
cifre emerse dall’indagine. La Cgil sottolinea che "la manovra
colpirà proprio le fasce più deboli", e sulla stessa linea
Cisl e l’Ugl. Il Codacons parla "di dati incompatibili per un
Paese civile". E appaiono allarmate anche le associazioni degli
agricoltori, con la Cia che calcola come "due famiglie su
cinque siano costrette tagliare la spesa alimentare"; mentre la
Coldiretti fa notare che riducendo di appena il 20% gli
sprechi di cibo si potrebbero sfamare gli 8 milioni di poveri.
(ANSA).
 
 

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