10 Febbraio 2011

>ANSA-FOCUS/ CHI FUMA NON TROVA LAVORO, IN ITALIA QUALCHE SI’

 
IMPOSSIBILE NEL NOSTRO PAESE MA PLAUSO DA CODACONS E GARATTINI

    (ANSA) – ROMA, 10 FEB – Non ci sarà alcun test per evitare
che i fumatori entrino a lavorare negli ospedali italiani: la
legge non lo prevede ma la nuova crociata Usa contro il tabacco
trova qualche sostenitore anche nel nostro paese con il
farmacologo Silvio Garattini e l’associazione Codacons.
  In Italia non è consentito svolgere indagini sui
comportamenti che il lavoratore tiene nella sua vita privata, se
questi non interferiscono con la sua prestazione lavorativa. E’
invece consentito, e anzi dovuto, il controllo sul rispetto da
parte del lavoratore del divieto di fumare sul posto di lavoro,
ha ricordato il giuslavorista Pietro Ichino.
   Un’indagine, come quella "svolta da numerose imprese
statunitensi – spiega Ichino – sarebbe vietata in Italia, in
quanto idonea a rivelare comportamenti privati".
   Per arrivare in Italia a una situazione simile a quella degli
Stati Uniti, dove il fumo è stato equiparato a una droga
illegale, "sarebbe necessario dichiarare come sostanza
psicotropa" la nicotina.
  "E’ ragionevole aspirare ad avere il 100% del personale
sanitario non fumatore" osserva dall’Istituto Mario Negri
Silvio Garattini, "anche se per le assunzioni sarebbe
sufficiente l’autocertificazione. Bastano del resto pochi giorni
di astensione dalla sigaretta per avere un test delle urine
nicotina-free".
  Il fumo in Italia, sottolinea Garattini, "causa ogni anno la
morte di 70 mila persone. Che tutti i medici ospedalieri non
fumino è la migliore campagna-antifumo. Invece il 24% dei
medici è fumatore, una percentuale che rispecchia, se non
peggiora il dato della diffusione di guesto ‘vizio’ nazionale".
Per Garattini "l’obbligo di non fumare dovrebbe esserci durante
il servizio, e negli ambienti esterni dell’ospedale e alla
struttura sanitaria. Il medico, dentro e fuori le mura
ospedaliere, deve essere di esempio, testimonial di uno stile di
vita salubre. E ciò è più rilevante delle perdite di tempo
durante il turno di lavoro che ci sono comunque quando un
dipendente deve uscire o allontanarsi dalla struttura per
fumare".
  "Al costo di risultare impopolare – conclude Garattini –
confermo la proposta, formulata nel 2003 ma sempre attuale, di
escludere dal Servizio Sanitario Nazionale i medici che fumano
nell’esercizio delle loro funzioni".      
   In Italia, ha ricordato Pier Giorgio Zuccaro, Presidente
dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Iss, ci sono ora
circa 11 milioni di fumatori ma per l’esperto l’obiettivo
dovrebbe essere quello di dimezzare questo numero con un
"pacchetto" di misure: aumento del costo delle sigarette,
incentivi per frequentare i corsi anti fumo e una nuova serie di
controlli sulle sigarette e di analisi per verificare meglio
cosa c’é nelle bionde. In tutto oggi ci sono in Italia 375
centri sparsi in tutta Italia che offrono assistenza medica,
psicologica e farmacologica a chi vuole smettere. (ANSA).

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