Grilli e Finmeccanica: non ho mai chiesto aiuto per la mia ex moglie
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fonte:
- L`Unità
re, Vilma Passamonti, aveva ammesso come parte civile diverse centinaia di azionisti e obbligazionisti di Alitalia, numerosi creditori, nonché la Federconsumatori della Campania. Parte civile nel processo sono anche i cinque commissari straordinari della società in amministrazione straordinaria. Durante l’ udienza preliminare, le ragioni dell’ ufficio della pubblica accusa sono state rappresentate dal procuratore aggiunto, Nello Rossi, e dai sostituti Stefano Pesci e Maria Francesca Loy. Francesco Mengozzi è stato amministratore delegato di Alitalia dal febbraio del 2001 al febbraio del 2004, mentre Giancarlo Cimoli aveva preso il suo posto dal maggio 2004 al febbraio del 2007. Secondo l`accusa si sarebbe trattato di una «dissipazione» della compagnia di bandiera con «operazioni abnormi sotto il profilo economico e gestionale» che avrebbero causato perdite per oltre 4 miliardi di euro fino al 2007. Cimoli dovrà inoltre rispondere di due episodi di aggiotaggio per la diffusione di presunte notizie false al fine di ottenere variazioni del titolo Alitalia sui mercati. Oltre a Perquisite ieri le ville di Giuseppe Mussari e di Antonio Vigni disporre il rinvio a giudizio degli ex vertici dell’ Alitalia tra il 2001 e il 2007 il gup Passamonti ha anche ordinato accertamenti al fine di verificare possibili responsabilità di autorità governative nel crac che ha riguardato la compagnia di bandiera. Il giudice ha quindi trasmessogli atti alla Procura di Roma che dovrà indagare su una presunta omessa vigilanza sia degli esecutivi che si sono succeduti in quel periodo che del collegio dei sindaci della stessa Alitalia. «Il rinvio a giudizio degli ex amministratori delegati dell’ Alitalia consente a chi ancora non ha aderito all’ azione del Codacons di costituirsi parte civile e partecipare al processo»: a sottolinearlo è stata la stessa associazione dei consumatori che definisce la decisione del Tribunale di Roma «una buona notizia» e «un passo importante» per tutti i risparmiatori danneggiati dal crac Alitalia. «Grazie a questo processo – spiega in una nota il Codacons – tutti i possessori di titoli azionari del gruppo Alitalia possono chiedere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti, la cui quantificazione emergerà in seguito ma che dovrebbe essere parametrata sul valo Solo le elezioni troppo vicine avrebbero convinto il ministro Vittorio Grilli ad evitare le dimissioni. Ma l’ ipotesi è stata vagliata seriamente al piano nobile del Tesoro. Forse negli stessi minuti in cui il ministro stendeva la sua requisitoria contro la sua ex moglie. «Non ho mai chiesto favori per me o per la mia ex moglie Lisa Lowenstein, dalla quale sono separato da 5 anni e, allo stato, legalmente divorziato. Le autonome iniziative economiche della mia ex moglie non solo non sono state da me condivise, ma le stesse sono state causa, non ultime, della mia separazione risalente, come premesso all’ anno 2008». Parole di fuoco, quasi una «guerra dei Roses» finanziaria, che piomba sulle agenzie dopo una giornata di imbarazzi e veleni nelle stanze del potere. La «questione Lowenstein» mette in difficoltà il ministro, ma anche il premier Mario Monti, più volte accusato di essere stato troppo timido nei confronti dei vertici Finmeccanica, quando erano già indagati da mesi (oggi l’ ex presidente Giuseppe Orsi è in carcere) In molti hanno sospettato che a fermare la mano di Monti sia stato il «fattore Grilli». Il terremoto scuote anche il palazzone di Piazza Monte Grappa, dove il neo capoazienda (nominato proprio da Grilli) Alessandro Pansa viene indicato come attore di primo piano dello scandalo. Anche lui avrebbe meditato un addio. Ma se Grilli resta per le urne vicine, Pansa resta per via della nomina troppo recente. Solo questione di tempi. La storia era già emersa: false consulenze concesse da Finmeccanica alla ex moglie del ministro per aiutarla ad uscire da pesanti indebitamenti delle sue aziende. Fino all’ altroieri si conosceva soltanto una intercettazione ambientale di un colloquio tra Orsi e il presidente Ior Ettore Gotti Tedeschi, in cui si fa cenno alla vicenda. Anche allora piovvero smentite, sia di Grilli che di Orsi. Ma ieri la questione si è arricchita di contorni molto più inquietanti. Stavolta sono i vertici di Mediobanca Alberto Nagel (amministratore delegato) e Maurizio Cereda (vicedirettore) a far scrivere nero su bianco la loro versione in un verbale dei carabinieri, consegnato ieri al pm di Busto Arsizio titolare dell’ inchiesta. «I testi confermavano che nel 2007-2008, effettivamente, hanno ricevuto da parte di Pansa Alessandro, persona nota per essere “vicino” al ministro Grilli, una richiesta di aiuto per risanare i debiti della signora Lowenstein, per circa 400-500 mila euro – scrivono i militari – Dopo attenta valutazione, i banchieri si rifiutarono di aderire alla richiesta di Pansa, che evidentemente, ha poi optato per le consulenze da parte di Finmeccanica o società del gruppo». Insomma, stavolta non è una semplice chiacchierata al bar: è una testimonianza circostanziata. I carabinieri ri portano anche la smentita del ministro, che «ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda». In ogni caso l’ indagine sulla signora Lowenstein non rientra fra gli oggetti dell’ inchiesta di Busto Arsizio, che si occupa esclusivamente delle ipotesi di reato che ruotano attorno all’ appalto indiano per 12 elicotteri Agusta-Westland, ma resta agli atti dell’ inchiesta su Finmeccanica condotta dalla procura di Roma, che nei mesi scorsi ha ricevuto gli atti trasmessi per competenza territoriale dalla procura di Napoli. Le inchieste sulla multinazionale sono molte, e riguardano tre diverse procure. Grilli conferma la sua totale estraneità in una lettera che comparirà oggi sul Sole24Ore. A sostegno della sua posizione il ministro ricorda che già nel settembre scorso l’ allora presidente Orsi aveva commissionato una indagine interna per verificare eventuali coinvolgimenti tra il 2005 e il 2012. «Le verifiche – ricorda Grilli – effettuate hanno dato esito negativo». Puntigliosamente il titolare del Tesoro cita il testo con le conclusioni ripotate dall’ audit interno. «Dalle verifiche svolte – si legge – è emerso che nel periodo oggetto di analisi nessuna società del gruppo Finmeccanica ha intrattenuto rapporti commerciali né con la signora Lisa Caryl Lowenstein, né con le tre società menzionate: Made in Museum srl, Mim Merchandising srl e Style Muffin Llc». Durissima la chiusa: «A tali fatti non ho nulla da aggiungere». Ma il passaggio più delicato riguarda proprio Pansa, che Grilli definisce nella missiva «persona per cui ho stima ed amicizia». Riassumendo l’ episodio Mediobanca, il ministro sostiene: «anche a tale circostanza, irrilevante e già chiara nelle modalità in cui si è svolta, non ho nulla da aggiungere». Una persona amica, che siede ai piani alti di una società controllata dal Tesoro, chiede un favore ad una banca per la sua ex moglie, e il ministro non ha nulla da aggiungere. Così la signora Lowenstein oltre ad aver mandato in frantumi il primo matrimonio del ministro, rischia di far naufragare anche la sua prima esperienza da ministro della Repubblica. Per l’ intera giornata i Palazzi del potere hanno mantenuto uno stretto riserbo. L’ episodio rende sempre più concreta l’ ipotesi di un radicale cambio della guardia con l’ arrivo del nuovo governo.
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