4 Luglio 2018

Greggio ai massimi dal 2014 Il petrolio schizza a 75 dollari

 

NINO SUNSERI La toppa cucita dieci giorni fa a Vienna non ha tenuto. Il tessuto dell’ Opec si è strappato ancora. La possibilità che la lacerazione si allarghi ha spinto il prezzo del barile a 75 dollari, nuovo record dal 2014. In serata la quotazione si è un po’ raffreddata a 73,83 dollari. Tuttavia la tensione appare destinata a durare con gli inevitabili riflessi sul prezzo della benzina. Un salasso che il Codacons valuta 450 euro a famiglia considerando il complesso degli aumenti provocato dal caro-energia. Non certo una bella notizia alla vigilia dei grandi esodi estivi. Gli osservatori già immaginano un duello all’ ultimo barile tra Arabia e Iran e, come sempre, la speculazione si è messa a lavoro. LA TREGUA È FINITA A Vienna,dieci giorni fa , i produttori si erano messi d’ accordo per alzare la produzione di un milione di barili. In realtà erano solo 600 mila perchè non tutti gli aderenti al cartello (a cominciare dalla Libia) sono in grado di alzare la velocità di pompaggio senza danneggiare i giacimenti.. L’ Iran si era opposto all’ aumento della produzione ma, alla fine, era stato costretto ad allinearsi alle decisioni dell’ Arabia . Un compromesso che Trump si è affrettato a far saltare. Il suo obiettivo è quello di isolare gli ayatollah e quindi ha giocato di sponda con Putin per spingere i sauditi a rompere la tregua. Lo sforamento dei tetti di produzione costituirebbe «un’ infrazione degli accordi» denunciava il ministro iraniano Bijan Zanganeh in una lettera del 30 giugno. Lo stesso giorno in cui il presidente Usa aveva twittato di aver ottenuto da Riad la promessa di un supplemento di greggio di ben 2 milioni di barili. In pratica l’ intera capacità residua saudita. Per far valere le sue ragioni Trump si è mosso con la consueta determinazione ricordano che molti dei Paesi Opec sono sostenuti dagli Stati Uniti. Riad potrebbe tuttavia essere costretta a rallentare: la produzione massima di 12 milioni di barili al giorno non è mai stata raggiunta e per molti analisti è solo teorica. Ci vorrebbero mesi e rischierebbe di danneggiare i giacimenti. Inoltre i sauditi perderebbero ogni margine di manovra, in caso di ulteriori problemi sul mercato. E sul mercato del greggio le emergenze sono infinite. In Italia, per arginare il prevedibile aumento della benzina c’ è, da parte del Codacons, la consueta richiesta al governo di abbassare le accise «come promesso in campagna elettorale». Come al solito, non accadrà nulla. ACCISE Il gettito delle accise, infatti, è irrinunciabile per il fisco. Come spiega una ricerca del centro studi Impresa Lavoro negli ultimi 10 anni il gettito assicurato da prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi è aumentato di 5,4 miliardi, passando dai 20,3 miliardi nel 2008 ai 25,7 miliardi nel 2017 (+26,6%). Lo studio spiega che il prezzo della benzina in Italia è oggi quarto più caro d’ Europa. Con 1,623 euro al litro, il costo del pieno è superiore dell’ 11,2% più alto della media europea: il 5,2% in più della Francia, il 10,1% della Germania e addirittura il 26,3% in più rispetto all’ Austria. Peggio, in Europa, fanno soltanto Olanda (1,688 euro al litro), Danimarca (1,671 euro) e Grecia (1,624 euro). riproduzione riservata

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