13 Febbraio 2008

Grano, prezzo senza freni

Grano, prezzo senza freni
Nel mondo ci sono le stesse scorte del `48. Nell`isola coltivazioni stabili
Presto nuovi rincari per pane e pasta

Nuovo record per il prezzo del grano. Aumenteranno pane e pasta. Nell`isola non cresce la produzione. Come il petrolio. Persino peggio. Non si ferma la corsa del prezzo del grano, aprendo la porta a nuovi rincari per pane, pasta, dolci. Alla Borsa di Chigago il bushel (unità di misura che corrisponde a 27 chili di grano) ha superato per la prima volta gli 11 dollari. Significa 28,5 euro al quintale. GLI AUMENTI Per il presidente della Borsa merci telematica, Francesco Bettoni , da qui a giugno pane e pasta saliranno del 10-12%. Carlo Rienzi , presidente del Codacons, quantifica: “Ogni famiglia spenderà a fine anno oltre 70 euro in più“. E gli italiani, dice Coldiretti, si difendono mangiando meno pane (-7% l`anno scorso) e pasta (-3,9%). Paolo De Castro , ministro delle Politiche agricole, è ottimista: ricorda che Bruxelles ha sollevato dall`obbligo della messa a riposo parte dei terreni (il cosiddetto set-aside ), “rendendo disponibili 3,8 milioni di ettari. Solo per l`Italia, ci potrà essere un aumento di non meno del 20% delle superfici coltivate a grano duro“. L`ISOLA Non sembra il caso della Sardegna, dove si produce il 3% del frumento duro nazionale: nonostante il prezzo per gli agricoltori sia in rialzo, non si assiste a un significativo incremento delle semine. Motivo? I costi di produzione. Se in conto, a livello mondiale, si mettono anche il clima avverso e le grandi estensioni riconvertite a biocarburanti, non ci si deve sorprendere se le scorte mondiali di grano siano le stesse del 1948. Gli anni del dopoguerra. E il prezzo vola. “Ma per il produttore la coltura non è remunerativa“, evidenzia Paolo De Cesare , direttore della Federazione cagliaritana di Coldiretti. Rispetto ai 20 euro a quintale del 2007, si parla di contratti di conferimento (proposti dalle organizzazioni che curano l`ammasso del grano) da 27-28 euro. “Un dato“, dice subito De Cesare, “che non può essere letto da solo, ma alla luce dei costi di produzione. A partire dal grano da seme, con enormi rincari. E poi il prezzo finale è di 50-60 euro. A noi resta meno della metà“. Parlando con i ceralicoltori, si scopre che chi sottoscrive un contratto di consegna del grano spende, per il seme, 55 euro al quintale. Gli altri pagano 70 euro. “Va ricordato che in tanti“, aggiunge De Cesare, “avevano arato per tempo in profondità. Ma, a causa delle piogge scarse, il terreno è rimasto duro, impedendo di fatto la semina“. PRODOTTO LOCALE Rispetto ai 76 mila ettari del 2007, l`incremento non dovrebbe superare il 5%. “Mettendo in conto“, dice Giorgio Piras , presidente regionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori, “anche la consueta rotazione delle colture. I costi di produzione, legati anche al grano da seme“, ribadisce Piras, “non invogliano a scommettere sul grano“. Anche se, aggiunge subito Piras, “è un comparto da rilanciare, in un discorso anche di filiera. Non possiamo parlare di prodotti agroalimentari tipici, cito per tutti il pane carasau o i biscotti di Fonni, da produrre con materia prima di importazione“. È anche l`auspicio della Cna Sarda alimentare. La segretaria, Maria Antonietta Dessì , ricorda l`impegno dell`associazione per arrivare ai marchi comunitari Dop e Igp per pasta, pane e dolci. E magari anche per abbattere i costi di produzione. Da un`indagine condotta dalla rivista della Cna Pastaria , che oggi sarà presentata a Roma, “risulta che la materia prima, farina e soprattutto semola di grano duro, incide per il 40% nei costi di produzione per le aziende che producono pasta fresca. Con aumenti, in un anno, anche del 100%“. Un ruolo importante potrebbe avere la prima Organizzazione produttori del settore. Fanno parte della Op il Cosacer (Consorzio sardo cereali), la cooperativa Coltivatori Uniti di Sanluri e la cooperativa Madonna d`Itria di Villamar. Proprio il Cosacer, ieri sera a Sanluri, ha ospitato un`assemblea sulle prospettive, per il comparto, legate al Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013. BIOENERGIE Da Samugheo Bruno Sulis , imprenditore che gestisce un`attività molitoria artigianale, pone un altro problema. “Conviene, in Sardegna, coltivare per produrre biocarburanti o per alimentare centrali elettriche? Oppure è meglio rilanciare il grano duro, con un`attenta politica dei prezzi e pensando anche all`industria mangimistica?“.

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