27 Febbraio 2011

Grandi rischi, un imputato chiede il risarcimento

Grandi rischi, un imputato chiede il risarcimento
 

 
Tra le richieste di costituzioni parte civile nel processo relativo alla commissione Grandi Rischi c’ è anche il preside del Convitto nazionale, Livio Bearzi, imputato insieme al dirigente della Provincia Vincenzo Mazzotta, in un altro processo della maxi inchiesta crolli, quello relativo a quanto accaduto nell’ istituto che dirige, dove il 6 aprile 2009 sono morti tre studenti.
Lo ha reso noto i legale di Bearzi, Paolo Guidobaldi, il quale a margine dell’ udienza preliminare di ieri mattina, ha annunciando «una richiesta di risarcimento di 15 milioni di euro, che devolveremmo ai familiari delle vittime».
«Il Convitto – ha spiegato il legale – è un’ istituzione pubblica, e il preside viene accusato di non averlo sgomberato.
Ma se fino al giorno prima le massime autorità avevano affermato che chiunque avesse agito diversamente sarebbe stato denunciato, come poteva Bearzi sgomberare l’ istituto? Si è attenuto alle disposizioni, non ha omesso nulla, al contrario di quanto gli viene contestato».
Il Gup del tribunale dell’ Aquila, Giuseppe Romano Gargarella ha poi rinviato a maggio l’ udienza preliminare a carico dei sette indagati della Commissione Grandi Rischi, per il terremoto del 6 aprile 2009, fissando un preciso calendario di udienze, per valutare la richiesta avanzata da una quarantina di parti civili di costituirsi nell’ ambito del procedimento penale, tra cui Enti e associazioni quali l’ Associazione "309 martiri", il Codacons , l’ associazione Codici, il Comune dell’ Aquila.
Gli indagati, accusati di omicidio colposo, sono: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva, Mauro Dolce.
Nei giorni scorsi gli stessi indagati, sono stati raggiunti da analoghi avvisi di garanzia, per lo stesso reato ipotizzato, nell’ ambito di ulteriori indagini portate avanti dalla Sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato presso la Procura della Repubblica, in cui i sette indagati sono accusati di aver cagionato la morte, sempre per le rassicurazioni fornite dopo la riunione, di ulteriori dieci persone.
Con molta probabilità, anche quest’ ultimo filone, convergerà su quello principale.
Parlando del rinvio, l’ avvocato Fabio Alessandroni, legale dell’ Associazione "309 martiri" ha dichiarato: «E’ normale che questo accada quando si parla di posizioni piuttosto articolate, soprattutto quelle delle persone offese, che rappresentano un numero molto elevato di vittime, quando questo accade è ovvio che ci siano dei rinvii di tipo tecnico per fare in modo che tutto quanto il processo venga svolto in un unico contesto anche per raggruppare tutte le varie posizioni».
A tutti gli indagati vengono contestate le rassicurazioni fornite al termine della riunione del 31 marzo 2009, a cinque giorni dal sisma che devastò L’ Aquila e numerosi comuni dell’ hinterland, provocando 308 vittime.
Nell’ udienza di ieri, durata poco più di un’ ora, nessuno degli indagati era presente in aula.
«Dobbiamo attenerci ai tempi della giustizia, che in questo caso mi dicono siano abbastanza rapidi», è stato invece il commento al termine dell’ udienza del presidente sempre dell’ associazione "309 martiri", Vincenzo Vittorini.
Infine la Procura della Repubblica va avanti nella maxi-inchiesta sui crolli.
Il pm Fabio Picuti, titolare dei filoni che ancora devono essere chiusi, una ventina circa, ha chiesto ai propri consulenti di accelerare per arrivare a due anni dalla commemorazione del disastroso evento alla chiusura delle indagini sui siti finiti sotto la lente di ingrandimento.

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