21 Luglio 2013

«Grande famiglia incompleta» Il Codacons contro la fiction

«Grande famiglia incompleta» Il Codacons contro la fiction

In attesa della seconda serie della fiction “Una grande famiglia”, la replica della prima e la critica del Codacons che sostiene gli spettatori “traditi” dal finale. Fiction girata tra Lecco e Como, nell’ area di Barzago e Dolzago, Inverigo e Como, che vede nel cast: Gianni Cavina, Stefania Sandrelli e Alessandro Gassman. La tranquillità dei Rengoni, famiglia di industriali lombardi che producono mobili, viene scossa quando il figlio maggiore Edoardo, a capo dell’ azienda, nel mezzo di un temporale perde il controllo dell’ idrovolante su cui viaggia e sparisce nel lago. Cominciano i guai per tutti, si scopre che il mobilificio è sull’ orlo del fallimento. La prima serie, composta da sei puntate andate in onda lo scorso anno e attualmente in replica la domenica sera su Rai Uno, si chiude con un finale a sorpresa: il figlio dato per morto ricompare e con lui pure i soldi che erano spariti. La fiction si chiude lasciando tanti interrogativi: le spiegazioni sono infatti rimandate alla seconda serie che dovrebbe arrivare in autunno. Il che ha scatenato le lamentele dei telespettatori che si sono rivolti al Codacons. «Al centro delle segnalazioni la mancanza di risposte ai tanti misteri presenti nella serie, che ha chiuso i battenti lasciando l’ amaro in bocca ai telespettatori, senza fornire la soluzione ai quesiti che hanno gravitato attorno alla storia dei Rengoni – spiega Mauro Antonelli, referente Codacons -. Quali i motivi della sparizione di Edoardo? Dove erano nascosti i soldi e perché? Cosa nascondeva il personaggio di Serafina la storica segretaria? Queste le domande dei teleutenti, che per avere una risposta dovranno aspettare il seguito della fiction». E così il Codacons e l’ associazione utenti radiotelevisivi, a seguito delle tante proteste ricevute, hanno deciso di presentare un esposto all’ Antitrust e all’ Autorità per le comunicazioni. «Nei confronti del telespettatore esiste un obbligo di buona fede che passa anche dallo sviluppo delle trame narrative, e che deve essere garantito dalle reti televisive. A maggior ragione se si considera che gli utenti pagano un canone alla Rai. Nel caso di “Una grande famiglia” – prosegue Antonelli -invece, tale buona fede non sembra essere stata rispettata, con la conseguenza che il prodotto televisivo potrebbe risultare addirittura ingannevole, nella misura in cui non fornisce alcuna soluzione ai quesiti avanzati, obbligando pertanto i telespettatori a seguire la seconda serie della fiction nella speranza di comprendere i misteri della prima». E intanto tra la Brianza lecchese, Inverigo e Como sono in corso le riprese della seconda serie della fiction che dovrebbe dare risposta ai tanti interrogativi dei telespettatori. n.

paola sandionigi

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