27 Luglio 2010

Granarolo, indaga Bologna L’ azienda: un grave danno

 
Non c’ è solo il pm torinese Raffaele Guariniello a indagare sulle presunte mozzarelle blu prodotte dalla Granarolo. Dopo il ritrovamento in Piemonte di latticini contaminati dal batterio Pseudomas Flourescens, anche la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti che ipotizza il reato di commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate. Il pm Luca Tampieri, che collaborerà con Guariniello, ha avviato le indagini dopo aver ricevuto l’ informativa dei carabinieri del Nas che sabato hanno ispezionato, per la terza volta in un mese, lo stabilimento di via Cadriano. Finora le analisi sulle acque di lavorazione e sulle materie prime hanno dato esito negativo, ma le risposte definitive sul lotto finito sotto accusa a Torino sono attese per domani. Nel frattempo la Granarolo precisa che il lotto «incriminato», quello prodotto il 7 luglio e di cui facevano parte i latticini segnalati in Piemonte, è lo stesso passato al setaccio dai Nas nella prima ispezione: «La società, in attesa di ricevere i risultati delle analisi sui contro campioni del lotto segnalato in Piemonte, comunica che tale lotto è stato prodotto il 7 luglio a Bologna mentre era in corso una verifica congiunta di Asl e Nas, nell’ ambito della quale sono stati prelevati campioni di prodotto e delle acque utilizzate nella lavorazione- dice Granarolo in un comunicato -. Gli esiti degli accertamenti, come notificato dalle autorità sanitarie, sono risultati del tutto regolari». I carabinieri sono stati in via Cadriano anche il 14 luglio dopo la segnalazione di un’ altra mozzarella sospetta trovata da una consumatrice. In quel caso però non è stato possibile «tracciare» quel lotto, visto che la data di produzione era risalente nel tempo. L’ ultima ispezione sabato scorso, quando sono stati prelevati campioni delle mozzarelle del lotto cui appartenevano quelle finite nell’ inchiesta di Guariniello. I laboratori dovranno ora dire se nelle acque e in quelle mozzarelle è presente il batterio responsabile della colorazione bluastra. Alla Granarolo non hanno dubbi: «Nei nostri stabilimenti e nei nostri laboratori non abbiamo mai visto una mozzarella blu – ha detto il direttore generale, Rossella Saoncella – attendiamo fiduciosi i risultati delle analisi sui nuovi campioni raccolti dalle autorità, con la consapevolezza che l’ azienda agirà in tutte le sedi più opportune per tutelarsi a fronte dei danni ingenti alla reputazione determinati da un clima mediatico ingiustificato». Il colosso cooperativo è infatti alle prese con la reazione dei clienti, supermercati e ipermercati, che in questi giorni hanno reagito al coinvolgimento della Granarolo con una contrazione degli ordini. «Stiamo parlando di due confezioni aperte portate all’ Asl piemontese, ma le analisi dimostrano che la nostra produzione è estranea alla contaminazione del batterio», dice l’ avvocato Luca Sirotti, legale di Granarolo con il collega Andrea Conte. La bufera che ha investito Granarolo sta inoltre determinato tensioni con i sindacati che hanno chiesto un incontro all’ azienda. Sulla vicenda intanto il Codacons ha annunciato un esposto.

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