22 Febbraio 2012

GOVERNO: PER L’ANTITRUST AL MOMENTO LA NOMINA DI CORRADO PASSERA AL MINISTERO DELLO SVILUPPO NON REALIZZA CONFLITTO DI INTERESSI

    GOVERNO: PER L’ANTITRUST AL MOMENTO LA NOMINA DI CORRADO PASSERA AL MINISTERO DELLO SVILUPPO NON REALIZZA CONFLITTO DI INTERESSI

    L’AUTORITA’ RISPONDE AD UNA SEGNALAZIONE DEL CODACONS


    La nomina di Corrado Passera al Ministero dello sviluppo economico non configura conflitto di interessi. Lo afferma l’Antitrust, rispondendo ad una segnalazione del Codacons.
    L’associazione aveva sollevato dinanzi l’Autorità legittime perplessità e dubbi circa la nomina di Passera a Ministro dello Sviluppo, Infrastrutture, Trasporti, e chiedeva di valutare se la sua posizione potesse realmente ritenersi al di sopra delle parti e al riparo da conflitti d’interesse, considerando le partecipazioni azionarie dello stesso in gruppi come Intesa San Paolo (azioni successivamente vendute).
    Il conflitto d’interessi del ministro Corrado Passera in realtà prescinderebbe dal possesso di un pacchetto importante nella banca di cui è stato per anni il responsabile della gestione – scriveva il Codacons nella segnalazione – Il problema potrebbe derivare invece dalla presenza di Intesa Sanpaolo nelle vicende economiche e finanziarie del nostro paese, così capillare che appare poco verosimile in un giorno solo spogliarsi di tutte le precedenti responsabilità per svolgere la posizione di ministro super partes.
    L’Antitrust, rispondendo all’esposto dell’associazione, scrive:
    “L’Autorità, nell’adunanza del 14 febbraio 2012, ha esaminato la fattispecie ed ha ritenuto che, allo stato, non sussistano i presupposti di proponibilità e ammissibilità della questione ai fini dell’eventuale avvio di un procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n.215, recante norme in materia di risoluzione dei conflitti di interesse.
    Al riguardo, si evidenzia che la legge n. 215/2004 non prevede in capo ai titolari di cariche di Governo un vincolo di alienazione dei propri patrimoni, disponendo esclusivamente un obbligo dichiarativo nei confronti dell’Autorità delle proprie attività patrimoniali, ivi comprese le partecipazioni azionarie, al fine di consentire all’Autorità di verificare che i titolari stessi non pongano in essere, nell’esercizio delle loro funzioni, atti produttivi di vantaggi particolari nei confronti del proprio patrimonio.
    Pertanto, solo a seguito di tale adempimento, che dovrà essere effettuato entro 90 gg dall’assunzione del mandato di Governo, l’Autorità sarà messa in condizione di effettuare le necessarie verifiche”.

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