22 Luglio 2011

GOVERNO: IL CODACONS DENUNCIA LA BEFFA DEL BONUS BEBE’

    ESPOSTO DEL CODACONS ALL’ANTITRUST  PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE

    FAMIGLIE IN BUONA FEDE GABBATE  DALLE FALSE PROMESSE DI BERLUSCONI RICEVONO LETTERE DAL MINISTERO IN CUI SI PROSPETTANO AZIONI PENALI

    Il Codacons, in relazione alla vicenda dei bonus bebè e alla lettera nella quale il Premier Berlusconi prometteva ai nascituri del 2005 e del 2006 un bonus di 1000 euro, salvo poi richiedere ora, dopo 6 anni, i soldi indietro, ha deciso di presentare un esposto all’Antitrust per pubblicità ingannevole.
    Migliaia di famiglie italiane, infatti, che avevano ottenuto, in perfetta buona fede, il bonus bebè, stanno ricevendo in questi giorni delle comunicazioni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui si intima la restituzione delle somme percepite e si prospettano sanzioni salatissime e azioni penali.
    Che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia prolifico di promesse che poi non mantiene, da quella di non mettere le mani nelle tasche degli italiani a quelle delle grandi opere pubbliche, è cosa ormai nota, ma che a rimetterci siano poi i consumatori che gli hanno creduto, questo francamente è troppo.
    "Caro … (nome del bimbo), felicitazioni per il tuo arrivo!" così esordiva la lettera, non richiesta, che, sponte sua, il Presidente Berlusconi indirizzava ai nascituri. E proseguiva: "lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1.000 euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale …".
    E’ evidente che il "ti assegna" e l’affermazione "potranno riscuoterlo", oltre al fatto che la lettera era personalizzata con il nome del bambino, facevano ovviamente presupporre ai genitori, in perfetta buona fede, che le verifiche dei requisiti fossero state già fatte dallo scrivente Berlusconi e, quindi, di aver diritto a quel bonus. E’ vero che poi nella lettera si faceva riferimento all’allegato, "troveranno tutte le informazioni necessarie nell’allegato a questa lettera" era scritto, ma tale frase sembrava più riferita alle modalità della riscossione e non certo alla verifica dei requisiti. Non c’era scritto, insomma, potranno riscuoterlo se in possesso dei requisiti richiesti, o previa verifica dei limiti di reddito.
    Anche nell’allegato, poi, per quei pochi che lo hanno letto, si faceva riferimento al requisito di “avere avuto un reddito complessivo, riferito all’intero nucleo famigliare, nell’anno 2004, non superiore a 50.000 euro”, senza specificare che il reddito era lordo e non netto. La gran parte delle famiglie è, quindi, caduta in questa trappola, dovuta alle informazioni imprecise contenute nei moduli da presentare. Ecco perché suona decisamente come una beffa il fatto che ora, dopo ben 6 anni, i genitori non solo debbano restituire i mille euro ma che addirittura siano terrorizzati da possibili azioni dal punto di vista penale.
    Nella lettera che i genitori stanno ricevendo in questi giorni dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, si scrive: "tale condotta comporta la violazione … dell’art. 316 ter (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) del codice penale, che comporta la comminazione di una sanzione amministrativa o dell’art. 640, comma 2, n. 1, del codice penale (truffa ai danni dello Stato…" e poi, come se non bastasse, si sostiene che possono anche concorrere gli art. 495 (falsa attestazione) e 483 (falsità ideologica) del codice penale … e chi più ne ha più ne metta. Poi si conclude: "si comunica che di quanto sopra esposto sarà fatta apposita segnalazione alla Procura della Repubblica".
    Infine, "si intima il pagamento della sanzione amministrativa, in misura ridotta, pari a tremila euro", salvo poi precisare, tra le righe, nel caso sia stata accertata la violazione dell’art. 316 ter, che tradotto in italiano significa che in realtà i 3000 euro non vanno affatto dati, salvo che uno sia stato effettivamente condannato dal giudice. Insomma il ministero terrorizza i consumatori in buona fede, pur di farsi restituire i mille euro. Anche questa lettera, dunque, finirà sotto le mire dell’Antitrust per le opportune analisi del caso. Il Codacons ricorda a Tremonti che, per art. 18 del D.Lgs n. 206/2005, è indebito condizionamento "lo sfruttamento di una posizione di potere rispetto al consumatore per esercitare una pressione, anche senza il ricorso alla forza fisica o la minaccia di tale ricorso, in modo da limitare notevolmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole". In questo caso la pressione consiste nel far presupporre conseguenze maggiori nel caso non si paghi il presunto debito. Debito che non tiene in alcun conto del tempo perso e del danno subito dai consumatori per aver fatto una pratica inutile, ingannati dalle parole del Premier.
    Per tutte queste ragioni il Codacons ha deciso di presentare un esposto per pubblicità ingannevole contro il Governo, che prima pubblicizza il bonus come fosse un regalo dell’esecutivo e poi ne chiede la restituzione terrorizzando i genitori ed invita i consumatori a raccontare la loro esperienza sul blog di Rienzi, www.carlorienzi.it .    
     

    Previous Next
    Close
    Test Caption
    Test Description goes like this
    WordPress Lightbox